I non-violenti

Dramma in quattro atti



Die Gewaltlosen

Drama in vier Akten



Al camerata, a mia moglie Frida
Dem Kameraden, meiner Frau Frida

Personaggi: l'uomo, la donna, Klotz, il governatore, Anna, Nauke, prima guardia, seconda guardia, l'ufficiale, primo prigioniero, secondo prigioniero, il malato sulla nave, il capitano, il capo dei borghesi, tre borghesi, il gobbo, lo storpio, il giovane, tre rivoluzionarie della città, il giovane della strada, un signore col cilindro, la donna del popolo, un soldato, popolo, soldati, marinai, i prigionieri della nave.

Personen: der Mann, die Frau, Klotz, der Gouverneur, Anna, Nauke, der erste Gefängniswächter, der zweite Gefängniswächter, der Offizier, der erste Gefangene, der zweite Gefangene, der Kranke auf dem Schiff, der Kapitän, der Führer der Bürger, drei Bürger, der Bucklige, der Krüppel, der junge Mensch, drei Revolutionärinnen der Stadt, der Junge von der Straße, der Herr im Zylinder, die Frau aus dem Volk, ein Soldat, Volk, Soldaten, Matrosen, die Schiffsgefangenen.

La stesura di questa leggenda fu iniziata nel gennaio 1917, conclusa nell'autunno 1918. Durante gli anni della disperazione più violenta, mentre i trionfi del capitalismo mondiale si riversavano sui popoli senza tregua. - Zurigo. - I personaggi del dramma sono i rappresentanti di idee. Un ideodramma serve al tempo per giungere alla sua meta, presentando oltre il tempo come realtà la stessa meta ultima.

Die Niederschrift dieser Legende wurde im Januar 1917 begonnen, im Herbst 1918 beendet. Inmitten der härtesten Verzweiflungsjahre, während die Siege des Weltkapitalismus sich über den Völkern hin und her wälzten. – Zürich. – Die Personen des Dramas sind die Vertreter von Ideen. Ein Ideenwerk hilft der Zeit, zu ihrem Ziel zu gelangen, indem es über die Zeit hinweg das letzte Ziel selbst als Wirklichkeit aufstellt.

PRIMO ATTO - ERSTER AKT

PRIMA SCENA

Angolo della strada.

L'uomo, un giovane dalla folla, una donna dalla folla, un vecchio, un signore col cilindro, calca.

L'UOMO (a un angolo, urla): È qui. Qui! Trovate tutto qui.

FOLLA (si riunisce), UNA DONNA (dalla folla): Avete del latte?

UN VECCHIO (giunge di corsa, trafelato): Dall'altra parte si dice che qui si trova della carne!

UN SIGNORE (col cilindro in capo): È vero che c'è il carbone?

L'UOMO: Gratis! Tutto gratis! Si regala tutto! Si regala la vita!

FOLLA: Dove?

L'UOMO: Puoi avere quello che vuoi. A ciascuno la sua parte!

FOLLA: C'ero prima io. Io!

L'UOMO: Non deve più aspettare nessuno. Attenzione. Ce n'è subito per tutti. La vita!

UN GIOVANE (dalla folla): Ha un accento straniero. Sicuramente è una spia.

UN VECCHIO: Dov'è la polizia? È da una notte ormai che sono alzato. Oggi non si sa con chi si ha a che fare.

L'UOMO (rivolto al giovane): Per te le sigarette. (Rivolto al vecchio): Pane per tutti!

LA DONNA DALLA FOLLA: Non ce la faccio più. Svengo.

L'UOMO: Non dovete soffrire più! (Rivolto alla donna): Resistete ancora un po', andrà meglio.

IL VECCHIO: Prima di morire qualcosa da mangiare!

L'UOMO: Non dovete morire. Guardatemi, nemmeno io muoio. Nessuno deve morire. Potete vivere quanto volete! Voi volete, voi volete, voi volete!

FOLLA: Sì!

L'UOMO: Voi volete essere liberi. Non morirete.

IL GIOVANE: Arriva la polizia!

DALLA FOLLA: Mitragliatrici. Esercito! Le truppe.

L'UOMO: I soldati sono vostri fratelli, non possono sparare.

FOLLA (tumulto): Sparano! (Buio.).

L'UOMO (dal buio): Soldati, fratelli! Non potete sparare!

SECONDA SCENA

Camera.

L'uomo, la donna.

L'UOMO: Ora entrano nella casa accanto.

LA DONNA: Si fa giorno, non c'è puzzo di bruciato?

L'UOMO: Appiccano il fuoco per farci uscire.

LA DONNA: Parlo con l'ufficiale.

L'UOMO: No. Non devono prendermi vivo.

LA DONNA: A che ti serve morire? - È pur sempre una possibilità.

L'UOMO: Sono già sul tetto. Siamo disarmati.

LA DONNA: Faccio cenno dalla finestra col fazzoletto che ci vengano a prendere. Non voglio soffocare come quelli di là.

L'UOMO: Non possiamo più uscire.

LA DONNA: Ma se li faccio entrare ci possiamo ancora salvare.

L'UOMO: No. Ci sparano addosso. Meglio resistere fino all'ultimo.

LA DONNA: Con cosa ti vuoi difendere?

L'UOMO: Siamo disarmati. Posso colpire con la sedia il primo che si avvicina alla porta.

LA DONNA: È solo uno; buttano giù le pareti ed entrano dalla finestra. Salto al collo al primo che entra e gli stacco con un morso la gola. Così si sa per cosa si muore.

L'UOMO: No - questo non serve a nulla. Loro uccidono - noi no!

LA DONNA: Ma come salvarsi - senza violenza?

L'UOMO: Assassinio e violenza non sono la stessa cosa!

LA DONNA: Non confondermi. Davanti ai miei occhi c'è solo: il nostro presente - violenza. La nostra meta - non-violenza!

L'UOMO: Luisa li sento arrivare. È il nostro ultimo momento.

LA DONNA: È caldo nella camera. L'incendio qui vicino sta divampando da questa parte.

L'UOMO: Mi arrenderò così non ti capiterà niente.

LA DONNA: No, non così. Ho lottato con te. Non ti pianto in asso.

L'UOMO: Fuori albeggia. Gioco il tutto per tutto. Resta qui. Vado incontro a loro.

LA DONNA: Resta. Non ti lascio. Moriamo insieme!

L'UOMO: No, non moriamo. Non voglio morire. Non abbiamo fatto ancora niente. Non è successo ancora niente.

LA DONNA: Troppo tardi.

L'UOMO: Troppo tardi o no. Che silenzio. Si sentono solo i colpi come in una fabbrica. Tutto tace per la strada.

LA DONNA: Adesso sei così calmo. Sarei quasi tentata di provare.

L'UOMO: Non abbiamo niente da perdere. Ma questa volta concentrati.

LA DONNA: Non dobbiamo muoverci quando arrivano.

L'UOMO: Poi ci uccidono.

LA DONNA: Devono ucciderci. Devono legarci, devono ucciderci.

L'UOMO: Ci tortureranno come hanno fatto con i compagni. Ci estorceranno confessioni e poi ci fucilano.

LA DONNA: Non ci estorcono niente. Non ci difendiamo e taciamo.

L'UOMO: Non mi muovo. La nostra volontà vale di più della loro violenza! - È la fine. Luise baciami.

LA DONNA: No, nessun bacio. - Fissa il tuo pensiero su di me.

L'UOMO: Adesso non c'è più alcuna differenza. Tu sei mia amica, mia sorella, la mia essenza, la mia donna. Non importa se ci torturano. Non mi importa perché non mi aspetto più niente.

LA DONNA: Ti abbraccio forte forte. Il mio pensiero è rivolto solo a te. - Unisciti a me. Ora ci possono uccidere.

L'UOMO: Voglio continuare a esistere solo con te. Sento solo la tua voce. Mi sento così forte accanto a te.

LA DONNA: Tutti gli esseri umani mi uniscono a te. Non sento che la tua voce. Siamo completamente soli.

L'UOMO: Siamo completamente soli. Sono morti tutti. Non conosco che te. Non ho che te. È possibile scappare per la scala laterale.

LA DONNA: Ci vedono.

L'UOMO: Non ci vedranno. Lo voglio.

LA DONNA: Voglio che non ci vedano. Lo voglio a tal punto da diventare zitta e invisibile come una morta.

L'UOMO: Voglio che viviamo. Non possiamo ancora morire.

LA DONNA: Voglio che tu viva. Dobbiamo ancora fare tutto.

L'UOMO: Vieni, piano. Scendiamo. Voglio che siamo un'ombra del muro. Scomparire.

LA DONNA: Scomparire tra le pietre, tra gli esser umani, per la vita. Ti credo.

L'UOMO: Vola con me, vieni. Lo voglio. Appoggiati a me. E libriamo.

LA DONNA: Giù. Aiutami. Lo voglio.

L'UOMO: Immagina di sognare. Vola nel sonno; muovi appena i piedi senza fare rumore. Nessuno ti vede.

LA DONNA: Mi libro con te.

(Nel buio solo le teste illuminate dell'uomo e della donna.)

L'UOMO: Adesso. Voliamo.

LA DONNA: Si sta facendo scuro. Giù. Chi mi tira su?

L'UOMO: Intorno a me c'è l'oscurità.

LA DONNA: I miei piedi non poggiano per terra. Il pavimento sprofonda.

L'UOMO: Sotto c'è la luce.

LA DONNA: Attraversiamo un passaggio.

L'UOMO: Cammina, cammina. Brucia come il fuoco. Attraversa!

LA DONNA: Con te. Dove siamo? Stendo il braccio, non sento le pareti. È un vortice che ci circonda.

L'UOMO: Giù. Ci tira verso il basso. Pazza velocità. A cosa mi tengo?

LA DONNA: Reggimi. Sprofondo.

L'UOMO: Chi c'è? Soffoco. C'è qualcuno qui? Chi c'è lì nel buio?

LA DONNA: Di qua! Oh sbrigati.

L'UOMO: L'ultima possibilità. Ci troviamo in un antro oscuro. Muoio per te.

LA DONNA: Vivi e uccidimi. Non esisto più.

L'UOMO: Aria. Respira! Vedo le stelle. Sento la terra sotto i piedi. Luisa, liberi!

LA DONNA: Per continuare a vivere! Via, via. È il mio corpo.

L'UOMO: Viviamo. Non morirà più nessuno. Aiutiamo tutti. Siamo forti.

TERZA SCENA

Strada davanti alla stanza.

Gli stessi, poi soldati.

(L'uomo e la donna compiono l'ultimo passo dal buio verso la strada illuminata. Davanti a loro rovine di una barricata.)

LA DONNA: Siamo per la strada. Vieni. Adesso mi sento forte in eterno.

(Davanti alla stanza uno sparo. Forzano la porta. Soldati entrano nella stanza semibuia con lanterne.)

QUARTA SCENA

L'UOMO E LA DONNA (per la strada): Io vivo!

(A fatica passano attraverso le rovine della barricata, per la strada si guardano intorno titubanti.)

Vieni presto. Vivere!

LA DONNA: Vieni prima che il miracolo s'infranga!

L'UOMO: Vivere! Per gli uomini! Adesso mi sento forte in eterno.

QUINTA SCENA

L'uomo e la donna escono di corsa. Prima che essi lascino la scena compaiano soldati.

SOLDATI: Alt, chi va là?

L'UOMO (rivolto alla donna): Presto vai via. Sulla nave. Mi libero! (Rivolto ai soldati): Cosa volete?

(La donna esce di corsa dall'altra parte.)

SOLDATI: Scappata! La donna ci è scappata nel buio! Abbiamo l'uomo però.

(Prendono l'uomo e lo trascinano via.)

SESTA SCENA

L'ufficiale, poi un soldato.

L'UFFICIALE (nella stanza): Chi l'ha fatta scappare?

SETTIMA SCENA

UN SOLDATO (entra correndo): È nostro. Lo trasportiamo in catene.

(Buio.)

OTTAVA SCENA - ACHTE SZENE

Nella fortezza. Stanza del governatore. - In der Festung. Raum des Gouverneurs.

Il governatore, Klotz - Der Gouverneur, Klotz.

IL GOVERNATORE: Dunque confessate tutto.

KLOTZ: Sì.

IL GOVERNATORE: Volete firmare ora il protocollo?

KLOTZ: Sì.

IL GOVERNATORE: Non c'è fretta. Potete rifletterci.

KLOTZ: Ci ho già riflettuto.

IL GOVERNATORE: È bene che vi comportiate in modo così ragionevole. Non dobbiamo usare le maniere forti con voi.

KLOTZ: Non servirebbero a nulla, signor governatore.

IL GOVERNATORE: Non siate superbo. È lo stesso tono dei detenuti in custodia preventiva, dura appena il tempo per iniziare a fare sul serio. Non siete il primo con cui ho a che fare.

KLOTZ: Lo so. Ma io non sono superbo.

IL GOVERNATORE: Ma vi rendete conto che il vostro comportamento era sbagliato. E per di più anche assurdo. Un uomo della vostra intelligenza non ha il diritto di aizzare creature irragionevoli. La pagherete. Ma credo che con le vostre capacità potreste essere veramente utile alla società. Non dico che dobbiate venire con noi. Ma: abbandonate ciò che avete fatto finora.

KLOTZ: No, signor governatore.

IL GOVERNATORE: Non crediate di conquistare il mio rispetto con questa ostinazione. Non ha assolutamente alcun senso.

KLOTZ: No. Non avrebbe alcun senso. Ma non è per impressionarvi e non è nemmeno ostinazione.

IL GOVERNATORE: Ah, cos'è allora?

KLOTZ: È la mia fede.

IL GOVERNATORE: La vostra fede? Ma non vedete come vi ha ingannato?

KLOTZ: No.

IL GOVERNATORE: Sì, così sono tutti i fanatici. Hanno una fede, ma gli altri non ne hanno nessuna oppure una sbagliata!

KLOTZ: Lo so. Anche voi, signor governatore, siete un uomo.

IL GOVERNATORE: Lasciate perdere. - Seriamente. Guardatemi così come sono davanti a voi - perché credete che starei qui se non avessi anch'io la mia fede?

KLOTZ: No, questa non è la fede. È il potere.

IL GOVERNATORE: Il potere, dite. Sì, io ho il potere. E che voi ne siate privo è la prova schiacciante contro di voi.

KLOTZ: No.

IL GOVERNATORE: Ah, e perché non ce l'avete? Ci manca solo di sentire che non lo volete.

KLOTZ: Sì, perché non lo voglio.

IL GOVERNATORE: E bene. Ora vi faccio condurre via. Mi accorgo di essermi compromesso troppo con voi. È sempre la stessa cosa: voi e i vostri compagni credete di poter approfittare della minima manifestazione di umanità da parte nostra. Non deve capitare più.

KLOTZ: Potere cos'è? Il vostro riscaldamento centrale, il vostro telefono, il vostro campanello elettrico, i vostri funzionari.

IL GOVERNATORE: I miei funzionari.

KLOTZ: I vostri funzionari - per quanto tempo? Finché siete in carica. Finché vivete. Finché i vostri funzionari vivono. Oltre tutto siete sicuro dei vostri funzionari?

IL GOVERNATORE: Finché io vivo e finché gli altri vivono. Soprattutto finché gli uomini vivono.

KLOTZ: Ah, e come mai io starei qui davanti a voi? Com'è che voi e la vostra organizzazione cercate invano di chiudermi la bocca? Ci provate da secoli senza riuscirci.

IL GOVERNATORE: Forse deve esserci anche questo. Voi siete solo la zona oscura - non dico nemmeno: la controparte! -, su cui s’innalza più puro il nostro edificio. Forse servite perfino a conferire al nostro potere maggior prestigio e consapevolezza. Ma ciò non toglie che noi non eliminiamo voi e i vostri compagni. E sapete chi c'è più d'aiuto? Voi stessi. Cosa volete? Anche voi volete il potere. In tutti i paesi è la stessa cosa: i vostri amici gridano tanto da sgolarsi. In fondo è solo una questione di individui. È un caso che non ci siate voi qui al mio posto, ma io.

KLOTZ: Se fosse come dite allora non avreste il diritto di occuparlo. Credete giusto che nel mondo un uomo, forse senza motivo, insulti o tormenti un altro uomo, o gli faccia del male, o infine lo uccida? No, non lo credete giusto. Comandate perché credete che in questo modo sia assicurata la giustizia. Rappresentate la violenza, in verità, perché credete così di poter fare il bene. Ma avete sempre tremato di un'unica, terribile paura: vi si potrebbe portar via le vostre conquiste. Pazzo di paura avete lavorato in tutti questi anni per raggiungere la vostra posizione, con zelo, con intelligenza, con favore, con energia. Disponete oggi di prigioni e mitragliatrici. E state in mezzo al vostro potere e tremate di ogni secondo del vostro futuro. Ma solo per una voce debole come la mia, per un uomo che voi e il vostro committente potete eliminare con un minimo provvedimento, dovete raccogliere tutta la vostra presenza di spirito e i vostri nervi. Per dei deboli come noi dovete costruire questo edificio enorme dai muri spessi, appostare sentinelle. Dovete continuamente mettere in azione un esercito di spie, dovete sopportare gli altri uomini gridare per le torture. Voi consumate la vita in un’assurdità costante. La ragione di essere di tutto il potere che avete è di farvi abbandonare inesorabilmente alla paura di voi stesso.

IL GOVERNATORE: Vi ascolto paziente e non vi punisco per questi discorsi. Vedete, modero l'esercizio del mio potere.

KLOTZ: Ma ho detto che voi, voi avete il potere? Anche voi siete uno strumento del potere, siete uno schiavo degli altri come le guardie fuori sono i vostri schiavi. Ma non sapete ancora cos'è l'uomo, la vita, la libertà? Fate martoriare, torturare, uccidere gli uomini. E temete solo al pensiero che i dolori, il sangue coagulato e la vita soffocata di chi viene torturato e massacrato un giorno vi accuseranno al cospetto dell'umanità, vi accuseranno della fine del mondo, vi accuseranno di fronte a tutto ciò che in noi rappresentava ancora la natura umana - e che il grido delle torture vi ottenebrerà l'anima e vi strapperà il cuore dal corpo.

IL GOVERNATORE: Perché mi dite questo? Vi aspettate forse di essere liberato?

KLOTZ: Non da voi. Volete sapere una cosa: io sono libero. Qui in prigione. Voi no. Voi avete tutto da perdere, io niente. Sono io quello che può dare!

IL GOVERNATORE: Dare voi?

KLOTZ: Il dono dell'uomo: la libertà.

IL GOVERNATORE: Sì, a parole!

KLOTZ: Se volete agendo! - Volete!

IL GOVERNATORE: Cosa?

KLOTZ: Tutto.

IL GOVERNATORE: Ebbene?

KLOTZ: Venite con me!

IL GOVERNATORE: Guardatevi intorno: io sono tutto questo, io sono questo edificio intero. Questa lampada qui è accesa grazie a me. Sono io che faccio camminare la guardia che sentite fuori. Se non esistessi cadrebbe tutto nel vuoto. Questi muri vacillano. Si frantumano in un batter d'occhio e si trasformano in un mucchio di macerie, dove possono giocare bambini e cani.

KLOTZ: Voi dite: più nessuna prigione, ma un mucchio di macerie dove possono giocare bambini e cani. Grazie a voi. Giorno meraviglioso!

IL GOVERNATORE: Ma non posso.

KLOTZ: Allora lasciatemi qui e andate da solo.

IL GOVERNATORE: Ecco le mie mani, così vuota è la mia vita. Non ho bisogno di niente. Sono solo. Un uomo solo. Chi viene dopo di me lascia tutto com'era, ho agito solo per me.

KLOTZ: Ah, un uomo solo che tenti, solo uno che si ricordi di essere un uomo: e voi avete annientato tutto il potere del mondo. Sareste invincibile, un seme che vola in aria, invisibile, onnipresente in tutte le pareti e allora tutta la violenza della terra cadrebbe in pezzi come una stanza ammuffita nell'umidità. Voi siete l'uomo. Voi siete: noi tutti. E solo chi inconsapevolmente osasse prendere il vostro posto e far cigolare ancora le ruote del potere, si troverebbe da solo. Sarebbe terribilmente solo fra gli uomini nuovi, inconsistente, condannato a cadere senza scampo nell'oblio mortale come un palo del telegrafo marcio viene abbattuto dal vento. Il potere è il vostro passato. Siete libero. Voi sapete di essere libero. Venite!

IL GOVERNATORE: Il mio potere? Questo mazzo di chiavi qui sul tavolo è il mio potere. Ecco la chiave della mia abitazione. Della mia scrivania. Questa qui della mia stanza. E questa è la chiave delle deliberazioni. Eccole tutte. Prendetele. Ve le consegno. Con questo pezzettino di ferro battuto comandate il mondo.

KLOTZ: Riprendetevi le chiavi. Non le voglio. Non ne ho bisogno. Non comando.

IL GOVERNATORE: Siete così distante da me che non posso nemmeno stendere le braccia verso di voi. Questo terreno è una montagna appuntita. Mi posso ancora salvare?

IL GOVERNATORE: Sono libero. Lo so. Ma dove vado?

KLOTZ: Dagli uomini.

IL GOVERNATORE: Chi è questo? Io sono un uomo, voi siete un uomo. Non è superbia andarsene? Sono nato e creato per questo mondo in cui ho vissuto. Se parto con te non è menzogna? Comando eserciti e vinco battaglie. Il sole domani sorge, comanderò eserciti di uomini e uomini si faranno comandare da me! Cambia qualcosa? Il potere resta. Ne so troppo degli uomini. Sono solo. Non sono un fratello.

Der Gouverneur: Wer ist das? Ich bin ein Mensch. Sie sind ein Mensch. Ist es nicht Übermut zu gehen? Ich bin geboren und geschaffen in diese Welt hinein, in der ich gelebt habe. Wenn ich mit dir gehe, ist das nicht Lüge? Ich befehle Armeen und gewinne Schlachten. Die Sonne geht morgen auf, ich werde Armeen von Menschen befehlen, und Menschen werden von mir sich befehlen lassen! Ändert sich etwas? Die Macht bleibt. Ich weiß zuviel von Menschen. Ich bin allein. Ich bin kein Bruder.

KLOTZ: No. Tu non sei più solo. Nessuno è solo. Ognuno di noi è un enorme astro, rovente, rosso nel cosmo, diffonde il suo splendore tiepido e tenue in una camera del malato, e solo allora sappiamo cos'è. Ah, lo sento; la violenza è morta dentro di te; ma tremi ancora davanti a te stesso? Or dunque stendi per la prima volta la mano non in segno di comando, ma d'aiuto. Gira per la prima volta la testa non per condannare, ma per guidare. Per la tua antica discendenza divina tu sei il fiato che si muove tra gli uomini. Le tue azioni e la tua coscienza vibrano attraverso il sangue delle vene nella mano protesa a soccorrere. Eri solo; ma la conoscenza che ti isolava diventa azione tra gli uomini. Ci troveremo tutti tra i fratelli, non uno più grande, non uno più piccolo.

Klotz: Nein. Du bist nicht mehr allein. Niemand ist allein. Jeder von uns ist eine riesige, glühende, rote Sonne im Weltraum, sie scheint mild und klein hindurch in ein Krankenzimmer, und da erst weiß man von ihr. Ah, ich fühle es; Die Gewalt ist tot in dir; aber du zitterst noch vor deiner Erkenntnis? O strecke nur zum erstenmal die Hand aus, nicht um zu befehlen, sondern um zu helfen. Wende nur zum erstenmal den Kopf, nicht um zu richten, sondern um zu führen. Du bist geboren von Millionen Geschlechtern hervor aus dem Licht, um ein wehender Mensch zu sein, ganz unter den Menschen. Alles, was mit dir kam, und in dir alles, was Erkenntnis weiß, schwingt sich durch das Blut deiner Adern in deinen Handgriff, mit dem du hilfst. Du warst einsam; aber dein Wissen, das dich trennte, springt unter den Menschen um in Tat. Wir alle werden unter den Menschenbrüdern sein, keiner mehr groß, keiner mehr klein.

IL GOVERNATORE: Dove? Dove?

KLOTZ: Nel nostro regno. Con te costruiamo la nuova terra. Fratello! Ti aspettiamo.

IL GOVERNATORE: Mi aspettate?

KLOTZ: Sì. In libertà, in amore, in comunione. Liberare tutta l'umanità! Liberati della tua schiavitù, sii libero - uomo quale tu veramente sei! Allontana da te la paura! Aiuta l'umanità. Tu nostro fratello!

IL GOVERNATORE: Essere uomo. - Fratello. - Vengo con te!

(Buio).

NONA SCENA - NEUNTE SZENE

Prigione. Su una panca siedono due guardie dei prigionieri. - Gefängnis. Eine Bank, auf der zwei Wächter der Gefangenen sitzen.

Prima guardia, seconda guardia, poi l'uomo - Erster Wächter. Zweiter Wächter. Später der Mann.

PRIMA GUARDIA: Nelle celle sta succedendo qualcosa. C'è qualcosa che non va.

SECONDA GUARDIA: È tutto a posto. Ho appena ricontrollato e guardato dalle porte. Ma cosa dovrebbe succedere? Abbiamo il nuovo sistema d'allarme. Non può capitare proprio niente.

PRIMA GUARDIA: C'è qualcosa da quando sono arrivati i nuovi prigionieri. Dopo venti anni di servizio in una fortezza, si sente addosso se qualcosa non va.

SECONDA GUARDIA: Addosso lo senti? Gliela farò sentire io a quelli se ci provano!

PRIMA GUARDIA: Cose simili qui non si dicono.

SECONDA GUARDIA: Non sapevo di essere in un collegio per educande.

PRIMA GUARDIA: Pivello! Da noi si dice: non una parola con la bocca, ma tutto con lo sfollagente.

Erster Wächter: Grünling! Bei uns heißt es: Kein Wort mit dem Mund, aber alles mit dem Gummiknüppel.

SECONDA GUARDIA: Ne avete altri di questi detti biblici?

Zweiter Wächter: Habt ihr noch mehr von solchen Bibelsprüchen?

PRIMA GUARDIA: Noi non picchiamo mai. Il prigioniero ci pensa da solo a colpirsi.

SECONDA GUARDIA: So di un manicomio: il paziente arriva tutto avvolto nella gomma, non può più alzare un dito anche se gli schiaffi vengono da sé; grida e grida e non lo sente nessuno. Per lo meno le urla non ci hanno mai disturbato il pranzo.

PRIMA GUARDIA: Qui non siamo in manicomio, ragazzo. Questa è una fortezza dignitosa. Qui non urla nessuno, è già da un bel pezzo che quelli hanno smesso. Se uno di questi signorini passa da questa porta non resta fermo; un tipo simile viene subito messo in un angolo al buio dove sente per mesi corrergli lungo le ossa l'acqua dai muri.

SECONDA GUARDIA: E se vi si ammala?

PRIMA GUARDIA: Questo è lo scopo, ingenuo! Non gli vado incontro certo da infermiere. È per fiaccarlo subito.

SECONDA GUARDIA: Ma dici che sta succedendo qualcosa nelle celle!

PRIMA GUARDIA: Questa è una cosa diversa. Lo sento. Da quando ho preso servizio venti anni fa l'ho sentito già una volta. Allora abbiamo dovuto farne tacere una mezza dozzina con le nostre mani. Gli altri furono messi al muro nei posti di guardia. L'ultimo ne buscò tante da morire sul colpo per frattura cranica. Da allora la regola è che non si deve più picchiare.

SECONDA GUARDIA: Lo so. Oggi siamo più progrediti.

PRIMA GUARDIA: Ti riferisci al fatto che il detenuto viene fotografato? Lo sento addosso che sta succedendo qualcosa, lo sento ancora più forte di allora; per venti anni siamo stati così in pace qui e oggi mi sembra come se all'improvviso le pietre volassero dalle pareti e le porte di ferro fossero di cartone. Non sono per niente sicuro.

SECONDA GUARDIA: Devi dirlo.

PRIMA GUARDIA: Non lo posso dimostrare. Significherebbe solo che sono diventato troppo vecchio per questo servizio.

SECONDA GUARDIA: Quanto tempo devo lavorare per ricevere il tuo stipendio?

PRIMA GUARDIA: Dimettermi per te, ragazzo mio? E cosa devono fare mia moglie e mia figlia?

SECONDA GUARDIA: Quanti anni ha tua figlia?

PRIMA GUARDIA: E poi c'è anche il bambino; menar le mani non serve a nulla, le donne vogliono vivere.

SECONDA GUARDIA: Ma se tua figlia si sposa, sei già sistemato.

PRIMA GUARDIA: Il padre del bambino se n'è andato da un bel po' di tempo. Sposarsi? Ce l'ho sulle spalle, eppure me lo merito di stare in pace da vecchio.

SECONDA GUARDIA: Ora devo rifare il giro. Se dici che nelle celle qualcosa non va voglio prendere la rivoltella. - Non hai bisogno di un marito per tua figlia?

PRIMA GUARDIA: Oggi non è giorno da rivoltella, lo so. La vuoi sposare?

DECIMA SCENA

Mentre le guardie continuano a parlare, appare l'uomo dietro il cancello della cella.

L'uomo incatenato dietro le sbarre.

SECONDA GUARDIA: Quanto guadagni?

PRIMA GUARDIA: Se sposi Anna è diverso; passi al mio posto una volta per sempre.

SECONDA GUARDIA: E il suo bambino?

PRIMA GUARDIA: Ci metto io una parola per te col governatore.

SECONDA GUARDIA: Quanti gli anni del bambino, tanti gli anni di servizio che da te passano a me.

PRIMA GUARDIA: Adesso devo andare nella cella dal detenuto incatenato al muro, quarantotto ore sono passate.

SECONDA GUARDIA: Non si lamenterà per il caldo. Domani vai dal governatore?

PRIMA GUARDIA: Se vuoi essere sul serio della mia famiglia, vado dal governatore.

L'UOMO: Governatore! Dov'è il governatore? Non voglio aspettare più.

PRIMA GUARDIA (rivolta alla seconda): Vammi a prendere le chiavi devo aprire le catene.

SECONDA GUARDIA: Quanti prigionieri hai?

PRIMA GUARDIA: Uno in ogni cella.

L'UOMO: Non sopporto più le catene. Prendetemi. Sono un uomo semplice. Gli occhi che sogghignano dalle sbarre. Durante la notte mi scricchiolano addosso le catene come pezzi di ghiaccio. Voglio dire tutto ciò che vi interessa. Basta. Mi arrendo. Se mi lasciate vivere divento scrivano. Divento venditore ambulante. Divento servo. Mi potete picchiare. Interrogare. Tartassatemi. Potete sapere tutto. Voglio essere libero.

SECONDA GUARDIA: Con quanta libertà questo qui può gridare! Dovrei tappargli la bocca.

PRIMA GUARDIA: Non è ancora niente. All'inizio è sempre poco. Ma appena si scatena contro di noi bisogna farlo tacere tanto che senta ancora per anni il dolore se soltanto sogna un'uniforme!

L'UOMO: Maledetti cani, liberatemi. Luridi carnefici via le catene! Ammasso di cenci schifosi, il cane del diavolo vi ha fregato, rozza marmaglia di spie, non siete mai stati uomini, siete nati chiodi, fruste, catene perciò tormentate gli uomini! Vi sputo addosso, torturatemi; chiudetemi la bocca, mi fate schifo. Cavatemi gli occhi e se li avete già gettati in terra morti, sotto il vostro piede avranno ancora disgusto di voi!

PRIMA GUARDIA: Inizia. È ora. Vai a prendere le chiavi. Prendi lo sfollagente. Anche il bavaglio, fa più male se non può urlare. Porta anche mia figlia col bambino, il piccolo si diverte sempre quando diamo una strapazzata a un nuovo arrivato. Il regolamento veramente non lo consente, ma dai detenuti i signori non vengono a saperlo di certo! Sbrigati, le cose sono in camera mia, dillo a mia figlia.

SECONDA GUARDIA: Se ne accorgerà subito quello come si sta senza catene. Non sapevo che fosse anche un passatempo per la ragazza.

PRIMA GUARDIA: Sbrigati! (La seconda guardia esce).

UNDICESIMA SCENA

Gli stessi senza la seconda guardia.

L'UOMO: È la fine. Ora non c'è più speranza. Ero debole, li ho insultati. Le inferriate sono tutte nere e solide; prima erano quasi trasparenti tanto che credevo di poterle attraversare, anche se le catene sono dure. Che sconforto, prima sibilava una luce azzurra dietro di me. Appena mi sono indebolito le loro giacche hanno abbagliato come vapore giallo. La vita è finita. Le mie ossa si schianteranno nel buio, la mia carne viene fatta a pezzi, sussulterò qui come un verme cieco fino a morire.

PRIMA GUARDIA: È troppo tardi per pentirsi.

L'UOMO: Pentirsi? Che parola. Non mi pento perché non ero io, era l'oscurità, avevo dimenticato tutto di me.

PRIMA GUARDIA: Da quando sono nella fortezza sento i prigionieri parlare tutti allo stesso modo. L'uomo non cambia.

L'UOMO: L'uomo! Dov'ero? L'uomo. Ho dimenticato. L'uomo non cambia. Non ero io che gridavo contro di voi. Io non cambio, sono sempre figlio della luce. Questa prigione ha urlato contro di voi, le sbarre, i muri opprimenti, le catene. Voi torturerete la prigione. Io sono l'uomo e vivo per l'uomo. La prigione è morta e marcia. Guardia, non ti ho detto niente di male, questi muri ti hanno insultato. Sei un saggio, eri buono; hai ragione: l'uomo non cambia. Non sei tu che mi tormenti, che hai suscitato il mio odio. Sei un uomo. Era la prigione in cui ti trovi. Non mi torturerai, non vendi tua figlia all'altro, non tu. La prigione. Le fiamme gialle delle vostre giacche, l'oscurità che vi circonda, non tu, tu sei uomo.

PRIMA GUARDIA: Taci. Chi parla viene punito.

L'UOMO: Capisco. Oh, nuova luce mi circonda di nuovo col suo splendore. Sì, ascoltare il proprio silenzio, raccogliersi. Non pronunciare parole morte che non sono dell'uomo! Che nuova calma si sta diffondendo. Queste catene risuonano su di me come fruscìo di seta. Guardia, ora vedo il tuo volto, i tuoi zigomi, i tuoi occhi. La tua divisa non è più gialla; vedo tutto; pace e luce mi avvolgono, guardia!

PRIMA GUARDIA: Non rispondo più.

L'UOMO: Sei un uomo come me, non più umile di me. Non devi vendicarti. Puoi volere come me; devi solo cercare delle risposte. Perché dai tua figlia all'altra guardia?

PRIMA GUARDIA: Voglio sistemarmi. - Ma non sono affari tuoi!

L'UOMO: No, non sono affari miei, hai ragione. Riguarda tua figlia; sai, se volesse potrebbe essere una signora.

PRIMA GUARDIA: Il suo bambino la rende già signora.

L'UOMO: Una gran signora, una contessa, una principessa, una sovrana!

PRIMA GUARDIA: Siamo poveri diavoli, nemmeno per le feste possiamo vedere gran signore.

L'UOMO: Ma siete uomini, talvolta lo dimentichiamo. Devi solo volere. Essere fermamente convinto, poi viene tutto. Lo voglio anch'io.

PRIMA GUARDIA: Non ti serve a niente. Cosa puoi fare?

L'UOMO: Molto, fratello; ascolta, perché non hai decorazioni sul petto?

PRIMA GUARDIA: Uno come noi deve prestare servizio ancora parecchi anni prima di ricevere la medaglia.

L'UOMO: Medaglia - no. Io potrei procurarti una decorazione, una bella decorazione, seconda classe per cariche d'onore.

PRIMA GUARDIA: Una decorazione - senza camminare con le stampelle?

L'UOMO: Non devi camminare con le stampelle. Devi stare diritto come un vero uomo. Tua figlia si mette con uno per bene. Non devi più vivere al buio nei corridoi umidi. Voi vivete come uomini in piena luce, tra gli uomini, in libertà.

PRIMA GUARDIA: È da tanto tempo che non vivo più libero.

L'UOMO: Ma io sì. So cosa significa. Vivo per la libertà. Compagno, ti libero!

PRIMA GUARDIA: Libertà, oh l'ho dimenticata già da parecchi anni. Non ci sarebbero più relazioni da stendere. Non ci sarebbe nessuno a impartirmi ordini. Vivere tra uomini dignitosi. Si potrebbe iniziare tutto da capo come se si fosse giovani.

L'UOMO: Tu sei giovane. Chi inizia da capo è giovane.

PRIMA GUARDIA: Ma anche tu non sei libero!

L'UOMO: Ah no? Guardami qua dentro cosa vedi? Vedi le mie catene? No, vedi i miei occhi che girano come vogliono. Vedi la mia bocca che ti parla, le labbra, i denti, la lingua; vedi la mia testa che per anni ha pensato per te! Ti dico, compagno, fratello ricordati di essere un uomo come me. Sii libero!

PRIMA GUARDIA: E mia moglie, mia figlia e il bambino?

L'UOMO: Lasciali. Va' svelto. Quello che è stato è il tempo che hai avuto negli anni passati, ora è giunto il tuo momento, non lasciartelo scappare. Arriva anche per gli altri. Preoccupati prima di te.

PRIMA GUARDIA: Fratello, cosa devo fare? Adesso so che la mia vita è cambiata. Non voglio decorazioni. Voglio aiutarti.

L'UOMO: Non aiutare me, aiuta te stesso, fratello.

PRIMA GUARDIA: Fratello parla! Resto quello che sono. Ti faccio uscire di prigione.

L'UOMO: No, io rimango. Va', veloce prima che arrivino gli altri! Esci, sbrigati, lascia per sempre la fortezza, dai fratelli. Hanno bisogno di uomini nuovi, aiutali.

PRIMA GUARDIA: Amico, accetta questa stretta di mano, sono un vecchio. Dove sono gli altri?

L'UOMO: La tua mano palpita come quella di un adolescente. Fuori la nave aspetta gli uomini nuovi. So che salpa stanotte.

PRIMA GUARDIA: Sulla nave! E tu?

L'UOMO: Resto. Non me ne vado prima che questi muri mi siano passati davanti liberi come trascinati dal vento. Va' tu devi!

L'UOMO: Grande volta luminosa risplende. Mi libro tra coppe di luce. Una lieve fiamma azzurra mi scorre nel sangue. La luce dei miei occhi trafigge di fuoco i muri. Questo edificio è tenero vetro.

DODICESIMA SCENA

L'uomo, seconda guardia.

SECONDA GUARDIA (arriva): Ecco le chiavi, tua figlia porta il grattaschiena.

L'UOMO: Troppo tardi. Siamo soli.

SECONDA GUARDIA: Insomma chiudi il becco detenuto! Dove sei vecchio?

L'UOMO: A cosa servono i tuoi strumenti di tortura. Siamo soli.

SECONDA GUARDIA: Zitto. Il vecchio ora viene; poi ti passa la voglia di chiacchierare.

L'UOMO: Il vecchio se n'è andato via per sempre.

SECONDA GUARDIA: Che significa? Sei legato, in catene, non l'hai ucciso. Dov'è? Qui sta succedendo qualcosa. Ammutinamento!

L'UOMO: Libertà. Il vecchio è libero!

SECONDA GUARDIA: Aiuto!

L'UOMO: Nessuno ti aiuta. Non puoi che aiutarti da solo.

SECONDA GUARDIA: Cosa devo fare? Dipendo da lui?

L'UOMO: Comanda te stesso. Cosa vuoi?

SECONDA GUARDIA: Non posso. Non so dove andare. Se arriva il governatore, mi cacciano via.

L'UOMO: Poi sei libero.

SECONDA GUARDIA: Non posso. Dovevo prendere sua figlia; impiego fisso, anni di servizio raddoppiati. Muoio di fame. Cosa devo fare?

L'UOMO: Cerca l'appoggio degli uomini.

SECONDA GUARDIA: Non ne conosco. Forse tu sei un uomo. Forse puoi aiutarmi. Detenuto aiutami!

L'UOMO: Lascia perdere la figlia.

SECONDA GUARDIA: Non mi importa niente di lei, quella poco di buono. Ma dimmi cosa devo fare!

L'UOMO: Tu sei giovane. Sei forte. Fuori dalla città i compagni aspettano sulla nave. Va' da loro.

SECONDA GUARDIA: Sì, vado. Faccio tutto quello che dici. Ma a chi devo ubbidire?

L'UOMO: Non devi ubbidire a nessuno, solo a te stesso.

SECONDA GUARDIA: Non posso. Devo ricevere l'ordine. - Fra un po' arriva la figlia poi non so più niente. Apro la tua cella, ti levo le catene. Presto vieni con me. Dimmi dove devo andare!

L'UOMO: No.

SECONDA GUARDIA: Ti scongiuro, vieni con me.

L'UOMO: No.

SECONDA GUARDIA: Vieni con me, sei libero, non devi stare più in prigione. Ecco le chiavi. Non ce la faccio più, questo edificio mi soffoca. Salvami!

L'UOMO: Ritorna in te, tu sei un uomo, sei libero. Tua madre è viva?

SECONDA GUARDIA: No, perché lo chiedi? Non ce la faccio più! L'ho uccisa quando diventai soldato, non lo sa nessuno. Oh, le chiavi mi bruciano in mano come il fuoco, aria! Dannazione perché sono finito qui!

L'UOMO: Sulla nave, verso la nuova vita, i compagni ti aiutano.

SECONDA GUARDIA: È la fine; arriva la figlia!

L'UOMO: Vattene. Dimentica questa fortezza. Corri! Presto verso la libertà, tra gli uomini, verso la nuova vita.

SECONDA GUARDIA: Uomini! Aiuto! Uomini! (Esce.)

TREDICESIMA SCENA - DREIZEHNTE SZENE

L'uomo, poi Anna col bambino - Der Mann, später Anna mit dem Kind.

L'UOMO: E adesso, prodigio, non mi lasciare. Luce risplendi da me. Bruciami questi ferri come bruciano gli anni nell'alito della terra.

(La figlia della guardia, Anna, arriva col bambino per mano.)

L'UOMO: Sono andati via!

ANNA: Via? Che vocina. È la tua detenuto, hai già avuto la tua parte, arrivo troppo tardi?

L'UOMO: Le guardie sono andate via.

ANNA: Perché? Perché qui non c'è nessuno? Ho diritto alla mia vita! È da giorni che aspetto di vederti riempire di botte dal vecchio. Devo forse salire sull'inferriata?

L'UOMO: Il tuo bambino!

ANNA: Il bambino? Ne vede anche troppe. Dove sono gli altri?

L'UOMO: Liberi.

ANNA: Che sciocchezze dici?

L'UOMO: Per terra ci sono le chiavi!

ANNA: Le chiavi. Chi le ha buttate via?

L'UOMO: Il tuo fidanzato. È andato via.

ANNA: Fidanzato? Il rammollito. Dov'è mio padre? - Ma che faccio, te lo chiedo a te detenuto?

L'UOMO: Tuo padre è mio compagno, mio fratello. Compagni fra gli uomini. Verso la nuova vita. Verso la libertà.

ANNA: Verso la libertà? Il vecchio pazzo. Non c'è nessuno qui: aspetta un po' che ti vengo a prendere. - Ecco le chiavi. Ti apro la cella. Hai fame o ti sei già infiacchito in prigione?

L'UOMO: Non aprire la cella.

ANNA: Oh, saresti il primo detenuto a voler restare dentro.

L'UOMO: Sì, voglio restare, va'!

ANNA: Va'!? Ma dove? Forse dagli altri? Non mi serve. Sto bene sola.

IL BAMBINO: Madre io!

ANNA: Zitto, smorfioso. È anche troppo se ti porto sempre dietro!

IL BAMBINO: Madre qui non mi diverto.

ANNA: Sono impazziti.

L'UOMO: No, non pazzi. Sono liberi.

IL BAMBINO: Madre qui c'è un mazzo di chiavi. Senti come suona bene!

L'UOMO: Il tuo bambino ha le chiavi. L'intero edificio è in tuo potere.

ANNA: In mio potere? (Il bambino fa suonare il mazzo di chiavi.) Non ho mai avuto potere finora cosa posso farne? - Ah, lo so tu vuoi uscire! - O, conosco gli uomini.

L'UOMO: Non voglio essere liberato da te. Io voglio liberarti!

ANNA: Liberarmi! (Il bambino suona.) A cosa mi serve. Per me esiste solo il piacere e ho tutti gli uomini che voglio, ce ne sono abbastanza rinchiusi. Le cose non sono tutte importanti e poi ritornano come prima.

L'UOMO: No, è importante tutto. Le cose non restano com'erano. Hai il potere. Puoi andartene e far morire di fame i prigionieri che si trovano qui.

ANNA: Forse non ce n'è più bisogno. Li abbiamo già tormentati a sangue.

L'UOMO: Puoi anche andartene, appiccare il fuoco alla prigione e gettare via le chiavi!

ANNA: Non lo voglio.

L'UOMO: Guarda queste chiavi. Rilucono. Sprigionano una luce. Ciascuna è una fiammella azzurra. Da noi esce e a noi ritorna. Tutti coloro che per una volta hanno amato, hanno respirato in queste chiavi. Guarda che luce diffondono. Hai passato la tua vita nelle camere di tortura, conosci gli uomini nelle tenebre, hai visto sui loro volti solo la violenza. Hai visto solo la paura e l'avidità. Ma quando partoristi il tuo bambino, di notte, nel sonno più buio, nei tuoi sogni, c'era la luce con te, sapevi di poter essere amata anche tu; nella luce bianca ti stava accanto radioso un uomo attraente che hai amato, per il quale esistevi. Era dentro di te. E solo di giorno ti imbattevi nella cattiveria nei sotterranei della prigione. La vita che passavi da sola, in pace, la vita che ti portavi dentro: era amore e luce. Eri amata. Puoi dare il tuo aiuto!

ANNA: Aiutare! (Il bambino suona con le chiavi.)

L'UOMO: Aiuta! Aiuterai gli altri, tutti. Queste chiavi, questo piccolo fuoco argentino che lampeggia, divellono i muri della prigione!

ANNA: Aiutare. - Io. - Mi sento sopraffatta da non so che emozione. Chi sono? Sono sola. Mi libro verso l'alto, volo, sono così leggera. Intorno a me solo luce bianca. Voglio andare nella luce, salire. Non sono più sola. Tutti si librano nella luce; anche il vecchio con la lunga barba, lasciato a patire la fame tre volte la settimana. Dall'alto - mi porge le mani, fiamme d'oro - il prigioniero che hanno bastonato e incatenato al muro. Oh, sei qui, lassù in alto, lontano, tu, tu mi fai cenno, sei troppo lontano, non posso raggiungerti, aiutami, tu -.

Anna: Mir ist so sanft. Wer bin ich? Ich bin ganz allein. Ich schwebe hinauf, ich fliege, ich bin so leicht. Um mich ist nur weißes Licht. Ich will hinaus in das Licht, hinauf. Ich bin nicht mehr allein. Sie schweben alle in dem Licht; der Alte schwebt da mit dem langen Bart, den sie dreimal in der Woche hungern lassen. Über mir - der hält mir die Hände entgegen, goldene Flammen - der Geschlagene, den sie an die Mauer gekettet haben. Oh, da bist du, ganz hoch oben, ganz weit, du, du winkst mir, du bist zu weit, ich kann nicht zu dir kommen, hilf mir, du. -

L'UOMO: Sono vicino a te.

ANNA: Oh, ti ho visto? Ti ho amato? Ti amo? Sei tu?

L'UOMO: No, non io. Tutti. Tu sei eletta. La tua vita s'innalzerà tra gli uomini. Aiutali!

ANNA: Sono rinata. Non lo sapevo. Cos'è questo dentro di me?

L'UOMO: Libertà.

ANNA: Oh, ti sono vicino, ti potrei attraversare scivolando, scomparire intorno a te, sopra di te, sotto di te, essere intorno a te. Potrei essere il tuo letto, la tua panca, la tua parete, la tua inferriata, le tue catene, la tua cella, la prigione che ti circonda. Tutto questo è sparito. Non vedo più niente, solo luce, su e giù e sospesi in aria uomini che l'attraversano. - Libertà! - (Cade a terra.) (Il bambino continua a suonare con le chiavi.)

L'UOMO: Amica, sorella, compagna! Aiutali!

ANNA: Dove devo andare?

L'UOMO: Sulla nave. Verso la nuova vita. I fratelli aspettano.

ANNA: E tu?

L'UOMO: Prima loro! Liberazione, tutti, aspettano da anni!

ANNA: Libertà. Oh libertà per gli uomini! E possano i miei occhi e le mie mani e il mio corpo aiutarli! Io dò loro la libertà, misera me! Ma non sono sepolti, marciti e dimenticati? Aiuto, oh, qui da me, verso la libertà! (Esce.)

QUATTORDICESIMA SCENA

L'uomo, il bambino.

IL BAMBINO (lascia cadere le chiavi): La mamma scende di corsa nelle celle. Senti come urla alle porte? Ci voglio andare anch'io!

L'UOMO: No, resta qui. La mamma vuole che resti con me.

IL BAMBINO: Senti come urlano quelli sotto? Ho paura.

L'UOMO: Hai spesso paura?

IL BAMBINO: No, di solito mai.

L'UOMO: Non devi aver paura nemmeno ora. Sono qui con te.

IL BAMBINO: Ma tu sei un detenuto!

L'UOMO: No, non più! Senti hanno smesso, ora non c'è più rumore.

IL BAMBINO: Credo che non ci sia più nessuno qui tranne noi.

L'UOMO: Figlio mio, questa è la libertà.

IL BAMBINO: Cos'è la libertà?

L'UOMO: La mamma te lo dirà. Prendi le chiavi e apri qui. (Il bambino apre la cella.)

IL BAMBINO: Porti anche me dalla mamma?

L'UOMO: Sì, ti ci porto. Così giocherai presto con molte persone simpatiche, ti va? Con la tua mamma andiamo su una nave veramente grande, su una bella nave.

IL BAMBINO: Non sono ancora mai stato su una nave.

L'UOMO: Ecco la chiavina per le catene. Figlio mio, tu hai visto il miracolo! (Le catene cadono.)

(Buio.)

QUINDICESIMA SCENA

La nave al porto.

(Nauke sulla passerella fa la guardia andando avanti e indietro. Nauke dal vestito un po' troppo largo, un po' troppo corto con un collettino da bambino.)

NAUKE: Avanti - indietro. Avanti - indietro. Dietro front! Nauke di guardia! Cosa dico: Guardia? Sentinella della rivoluzione! Un onore, Nauke, un onore, lo esigo! E chi l'avrebbe detto! Di questi tempi ogni guardia ha il seggio presidenziale nello zaino. Seggio presidenziale? Adesso mi basterebbe una poltrona molto più normale. (Sbadiglia.) Avanti - indietro. Avanti - indietro. Dietro front! Maledetto freddo! Magnifica rivoluzione - e nemmeno un goccio da bere! Eh, eh, eh Nauke! (Si picchia sulla bocca, si guarda intorno.) Speriamo non abbia sentito nessuno! Beh, aspettate un po', quando toccherà a me, allora si aprirà un barilotto, un barilotto, - insomma: un barilotto della rivoluzione! ... Avanti - indietro. Avanti - indietro. Spero che non andrà avanti così altrimenti ne posso fare a meno della rivoluzione ... (Trasale, si guarda intorno, si batte ancora sulla bocca.) La benedizione, chiaramente la benedizione, Nauke! - Che noia qui. Si dice bene a uno: "Aspetta i fratelli" - e poi non viene nessuno. Nemmeno le sorelle, le sorelline! Se solo avessi qualcosa da bere, allora potrei tenere il discorso della rivoluzione bene come gli altri. Credo che imbroccherei il tono giusto. Tipo: "... Fratelli, sorelle, il vostro futuro si basa sull'amore!" Stupendo! Funziona, funziona, Nauke! Farai strada!

(Al porto Klotz e la donna si avvicinano alla passerella.)

SEDICESIMA SCENA

Nauke, poi Klotz, la donna.

NAUKE: È già mattina. E sono sempre a bocca asciutta. (Vede i due, si compone.) Alt chi va là? Ah, siete voi! Dove sono i compagni?

KLOTZ: Devono arrivare, hanno dato il via.

NAUKE: Sei sicuro che siano liberi? Non possiamo più aspettare.

LA DONNA: Solo ancora un attimo di pazienza! Anch'io vorrei prendere il largo con voi, la polizia ci insegue.

NAUKE: Se aspettiamo ancora, poi passa la prima ronda e siamo persi. Così capiscono che abbiamo rinchiuso gli ufficiali.

LA DONNA: Non li avete uccisi?

KLOTZ: Nessuno di noi l'ha deciso.

NAUKE: Eccovi! Presto; non c'è un minuto da perdere!

DICIASSETTESIMA SCENA

Gli stessi, il governatore.

(Arriva il governatore.)

IL GOVERNATORE: Ci sono tutti?

NAUKE: No, ma non possiamo aspettare più a lungo altrimenti ci scoprono.

IL GOVERNATORE: Dobbiamo aspettare i compagni! Dobbiamo correre il rischio.

LA DONNA: Siamo persi, arriva già qualcuno che non è dei nostri.

DICIOTTESIMA SCENA

Gli stessi, il vecchio, il giovane.

(Il vecchio e il giovane giungono dalla strada e girellano qua e là.)

IL GIOVANE: Marinaio, non hai una sigaretta, ho gli occhi fuori dalle orbite, non metto niente sullo stomaco da un pezzo.

IL VECCHIO: Fatemi sedere un momento, cammino già da parecchi giorni senza un tetto, muoio di freddo.

NAUKE: Vietato. Nessuno può salire a bordo.

DICIANNOVESIMA SCENA

Gli stessi, prima guardia, seconda guardia.

(La prima guardia confusa, in fuga, corre sulla nave, la seconda guardia la segue.)

PRIMA GUARDIA: Compagni?

NAUKE: Dove andiamo?

PRIMA GUARDIA: Verso la nuova vita.

SECONDA GUARDIA (la raggiunge): Verso la libertà!

NAUKE (fa largo): Sbrigatevi!

(Prima e seconda guardia, Klotz e la donna, il governatore vengono spinti a bordo da Nauke su per la passerella.)

IL VECCHIO E IL GIOVANE: Anch'io voglio salire. Mi voglio sedere. Qualcosa da mangiare! Perché quelli devono stare meglio!

VENTESIMA SCENA

Gli stessi senza la prima guardia, la seconda guardia, Klotz, la donna, il governatore.

(Sopraggiunge la folla, si aggira intorno alla passerella.)

VOCI: Vogliamo salire sulla nave! Sulla nave!

NAUKE (rivolto ai compagni sulla passerella e a bordo): È troppo tardi ora. Questo rumore ci tradisce. Dobbiamo partire. Chi non c'è deve restare a terra.

LA DONNA: Ancora un secondo, stanno per arrivare!

NAUKE: No! Questo rumore sulla nave? Ci hanno scoperti!

(Nauke grida alla nave): Compagni, guardia, alle armi! (Rumore a bordo.)

VENTUNESIMA SCENA

Gli stessi, Anna, il primo prigioniero, il secondo prigioniero.

ANNA (giunge affannata per la fuga con un vecchio prigioniero dalla barba bianca e un secondo prigioniero più giovane): Ecco venite, ci siamo, siamo liberi! Presto aiutatemi, non possono camminare!

(I due prigionieri vengono spinti a bordo per la passerella.)

ANNA (vuole salire): Fermi, dov'è il mio bambino? (Ancora rumore a bordo.)

NAUKE: Tutti a bordo! Abbiamo bisogno di tutti! Partenza!

ANNA: No, fermo! Dov'è il mio bambino? Non parto prima di averlo trovato!

VENTIDUESIMA SCENA

Gli stessi, il capitano, marinai.

(Di sopra sulla coperta del ponte di comando appare un capitano, circondato da un groviglio di marinai che lottano.)

CAPITANO: Aiuto, ammutinamento a bordo, aiuto!

(Al porto arrivano fitte schiere di popolo.)

IL GIOVANE (grida): Abbasso il capitano!

VENTITREESIMA SCENA

Gli stessi, il governatore, prima guardia, seconda guardia, poi l'uomo e il bambino.

(Sul ponte di comando si fanno avanti il governatore, prima e seconda guardia e sopraffanno il capitano.)

IL GOVERNATORE: Levare l'ancora! Partenza!

ANNA: Il mio bambino! Klotz! Aiuto!

(L'uomo arriva col bambino in braccio.)

VENTIQUATTRESIMA SCENA

Gli stessi senza il capitano.

L'UOMO: Compagni! - Libertà!

IL POPOLO: L'esercito!

(L'uomo mette a terra il bambino. Anna gli corre incontro. L'uomo sale sulla nave.)

(Rullo di tamburo dietro la scena.)

IL POPOLO: I soldati!

VENTICINQUESIMA SCENA

La figlia si affretta a salire sulla nave col bambino per mano. È all'entrata della nave, e dentro, - in mezzo al groviglio degli uomini del capitano in lotta, si dibatte, salta sulla passerella. Il capitano afferra il bambino per la mano e salta a terra con lui. Nello stesso istante la passerella viene ritirata. Si sente un grido: "Le ancore!" Le ancore si alzano.

Anna (all'entrata della nave): Il mio bambino!

(Viene trascinata indietro.)

VENTISEIESIMA SCENA

Gli stessi, l'ufficiale, soldati.

(L' esercito entra in scena, in testa l'ufficiale.)

CAPITANO: Ammutinamento! Arrendetevi, abbiamo il bambino in ostaggio!

IL GOVERNATORE (sul ponte superiore): I nostri ostaggi sono gli ufficiali di coperta.

L'UFFICIALE: Spariamo al bambino!

ANNA: Non ci proveranno!

IL GOVERNATORE (sul ponte di comando): Noi fuciliamo gli ufficiali di coperta!

PRIMA E SECONDA GUARDIA (accanto al governatore): No, non spariamo, fratelli, niente violenza!

KLOTZ: Compagni, vedete, possiamo liberare il bambino solo con la violenza, nessuna indulgenza adesso!

ANNA: Il mio bambino! Non ci proveranno! No, non sparare. Nessuna violenza! Ci hai insegnato: nessuna violenza!

L'UFFICIALE (giù al porto): Arrendetevi per l'ultima volta!

IL POPOLO: La nave scosta!

L'UFFICIALE (tira fuori la rivoltella, punta al bambino): Fermate la nave!

IL GIOVANE DALLA FOLLA: La nave parte!

(L'ufficiale fa fuoco. Il bambino cade a terra morto. Il popolo rompe la fila dei soldati.)

IL POPOLO: Assassino!

L'UFFICIALE: Assassino! Io assassino!

(Balza all'ingresso della nave e si trova sopra, davanti a Anna che gli sta di fronte a pugni serrati.)

TUTTI I FRATELLI (sulla nave gridano insieme a una sola voce): Non uccidiamo!!!

VENTISETTESIMA SCENA

Sulla nave. Il porto, il popolo e l'esercito adesso vengono avvolti nel buio, si sentono ancora voci lontane, indistinte. Solo la nave è illuminata a giorno.

Gli stessi senza il popolo e l'esercito.

L'UFFICIALE: Io assassino! L'ho ucciso! Eccomi, fate di me quello che volete! Non voglio vivere più!

PRIMA E SECONDA GUARDIA, L'UOMO E LA DONNA: Non sparare!

KLOTZ: Compagni, l'ultima battaglia!

PRIMA E SECONDA GUARDIA, L'UOMO E LA DONNA: Niente violenza! Fratellanza!

L'UFFICIALE (salta addosso al governatore): Non voglio vivere più! Uccidetemi subito!

IL GOVERNATORE: Assassino, assassino. Dovrei ucciderti. Non lo posso più fare. Siamo tra uomini più forti delle nostre rozze mani. Qui c'è la libertà.

MARINAI: La nave è in mare! Alto mare!

ANNA: Il mio bambino, - assassinio!

KLOTZ: Siamo in alto mare. Nuova vita. Libertà!

NAUKE: Salvi. Per la libertà, per la nuova vita. Per i nuovi uomini!

ANNA: Oh, e perché un uomo nuovo dovrebbe sacrificare la sua nuova vita?

IL GOVERNATORE: Per l'umanità!

ANNA: E chi ha il diritto di far morire uomini per l'umanità?

IL GOVERNATORE: La comunità.

L'UFFICIALE: Menzogna, menzogna, menzogna! Vuole la vita!

(Fine del primo atto.)

SECONDO ATTO - ZWEITER AKT

PRIMA SCENA

Sulla nave.

Nauke, primo prigioniero, secondo prigioniero, l'ufficiale.

NAUKE: Mangiate ragazzi mangiate! Se non siete sazi continuate a mangiare. La nave è tutta per voi! Da quando siamo partiti anch'io non faccio altro.

PRIMO PRIGIONIERO: Libertà. Che aria buona; sono dodici anni che non respiravo più.

NAUKE: Aria buona? Per niente. Da quando abbiamo lasciato il mare e percorriamo il fiume mi sembra di soffocare.

SECONDO PRIGIONIERO: L'ufficiale non può togliersi l'uniforme? Mi trivella gli occhi, non mi sento ancora libero finché vedo le striscie.

NAUKE (rivolto all'ufficiale): Levati la divisa. L'uniforme ha rovinato la vita al vecchio per dodici anni.

(L'ufficiale si toglie la divisa).

NAUKE: Questa è la nuova vita, vedete? Ne leveremo ancora di divise.

PRIMO PRIGIONIERO: Proprio questo stava scritto sulle carte perciò ci hanno rinchiuso. Il pubblico ministero disse ...

NAUKE: Ma lascia perdere il pubblico ministero, non esiste più alcun pubblico ministero! Fin da ragazzo mi sono sempre detto guardando i poliziotti: un giorno sarò grande e allora: abbasso le divise. Ecco vedete - ora possediamo il nuovo mondo, tutti devono togliersi la divisa!

SECONDO PRIGIONIERO: È proprio quello che ho detto davanti al tribunale in mia difesa, dissi ...

NAUKE: Lascia perdere il tribunale, fratello, non esiste più alcun tribunale. Non parliamo più, facciamo sul serio. Come? Ora è una pacchia vivere alla giornata. Accostiamo una nave, la prendiamo d'assalto, leghiamo l'equipaggio, togliamo di dosso al capitano l'uniforme e scaraventiamo tutti giù in coperta coi prigionieri! Me lo aspettavo, - quando facevo il mozzo, lo spazzacamino, l'arrotino - lo sapevo già che doveva finire così. - Ufficiale ti sei riempito anche tu?

L'UFFICIALE: Non ho fame. Mangio quando approdiamo.

NAUKE: Soffri la fame fratello assassino, soffri la fame in pace, ognuno qui può soffrire la fame quanto vuole. È la libertà, vedete!

PRIMO PRIGIONIERO: Quando approdiamo allora addio a voi di là, il vecchio paese mi è piaciuto.

NAUKE: Come vuoi andartene?! È impossibile compagno!

SECONDO PRIGIONIERO: Perché ce lo impedite?

NAUKE: Impedire? Ma fratello, dove siete? Ora siamo solo all'inizio! La nave approda in ogni città, scendiamo e siamo fra la gente. In ogni città! Approdiamo in tutte le città sul fiume. Per trovare compagni alla nostra causa!

L'UFFICIALE: E poi?

PRIMO E SECONDO PRIGIONIERO: E cosa devono fare?

NAUKE: Cosa devono fare? Fratelli, ragazzi, - cosa devono fare? Venire con noi, strappare le divise agli ufficiali, mettere la sciabola tra le gambe dei poliziotti, rinchiudere i pubblici ministeri e venire con noi, venire con noi! Da una città all'altra. Lungo il fiume, sul mare, derubare le navi, rinchiudere l'equipaggio nemico nell'interponte, aprire le rimesse in città. Ognuno si prende quello che gli serve. La libertà, amici! Cosa chiedete? Siete uomini? Anche mia madre ve lo avrebbe potuto dire: chi va dal fornaio ed esce col pane nascosto in tasca, fa lo sgambetto al poliziotto che inciampa sul suo casco, - ed era solo una povera, dannata baldracca di marinaio!

PRIMO PRIGIONIERO: E poi in banca a liquidare gli interessi! Sono venti anni che ci conto. È questo quello che conta.

NAUKE: Interessi? Denaro? Voi poveracci in carcere avete passato il tempo sognando. - Una cosa è certa oggi: di soldi non se ne parla più. Ognuno si prende quello che ha a portata di mano: la pentola, la casa, la gomena. La terra è grande abbastanza per tutte le mani. Scambiamo tutto, anche noi. Libertà! Libertà! Abbasso la società!

L'UFFICIALE: Quando approdiamo? Quand'è la prima città? Quando? Oh, levare di mezzo gli assassini! Abbasso la società!

PRIMO E SECONDO PRIGIONIERO: Abbasso la società!

I PRIGIONIERI DELLA NAVE (giù nell'interponte ancora invisibile): Lasciateci uscire! Vivere! Vogliamo vivere!

L'UFFICIALE: Cosa succede? Gridano.

NAUKE: L'equipaggio rinchiuso nell'interponte. Non c'è da preoccuparsi. Non ci disturbano più.

L'UFFICIALE: C'è qualcuno dei nostri con loro?

NAUKE: Sono rinchiusi - sono nemici! Lasciali perdere, abbiamo cose più importanti da fare! - Compagno, te ne occupi a terra con i soldati. Tipi come te ce ne sono in abbondanza. Uno deve solo dare l'esempio.

L'UFFICIALE: E le donne?

NAUKE: Le donne si comportano in un altro modo. L'ho visto da mia madre come fa una femmina a rovesciare mezza città. Le donne vanno dai deboli, da quelli che ci augurano il bene e non oseranno mai collaborare. Vi dico quindi, prima che un giorno così sia finito, una testa enorme si alzerà e ne uscirà un ruggito furente come di leoni in gabbia. Di colpo, ecco, ci siamo. E i nuovi compagni mostreranno i pugni agli altri prima ancora che se ne possano rendere conto!

L'UFFICIALE: Le donne sulla nave!

PRIMO E SECONDO PRIGIONIERO: Le donne! Le donne, salite su!

SECONDA SCENA - ZWEITE SZENE

Gli stessi, Anna. - Vorige. Anna.

ANNA (arriva): Cosa volete? Perché mi chiamate? Perché con le vostra grida volete invadere la mia vita? Ero in mare, ho visto le stelle. La luce mi zampillava intorno. Mi circondava. Così stendo le braccia verso l'alto nella luce. Così vi abbraccio, miei cari, nella luce. Voi siete i tenui raggi luminosi e io vi sono immersa. Abbiamo spezzato le tenebre. Abbiamo infranto le ombre.

NAUKE: È vero che le ombre avevano teste rotte. Le abbiamo rinchiuse di sotto nell'interponte. Chissà se là è più buio del solito? E il carico che gli abbiamo portato via - tutta merce dell'ombra. E il vino, la birra, il rum e i viveri che ci siamo portati di qua - tutto tenebre. - Mangiate, mangiate, ragazzi: abbasso le tenebre!

ANNA: Abbasso le tenebre! Noi siamo la luce. Non sono che luce. Tu sei luce. Mi giro e ti guardo: sei luce. Salto tra voi, noi siamo una grande fiamma luminosa, larga, zampillante.

PRIMO PRIGIONIERO: Fiamma, fiamma! La fiamma sopra i paesi! Smanie di fuoco alle banche, fuoco alle carte, alle banconote; l'affitto del mondo intero è cenere!

SECONDO PRIGIONIERO: Un cumulo di rovine, resti di spazzatura sonante il denaro! Gli uomini si danno le mani. Me lo sentivo. Il mondo ritrova l'innocenza.

L'UFFICIALE: Innocente, innocente! È possibile uccidere degli innocenti! Mi inginocchio davanti a voi, abbraccio i vostri piedi. Mi sono liberato. Donna, ecco ti tengo i piedi con le mani, il tuo bambino morto vive dentro di me! E io vivo nel tuo letto di luce, il tuo volto è sorgente di luce, le tue braccia sono fiumi di luce sussultanti, irradiami di luce con i tuoi capelli raggianti! Io sono la colpa. Provengo dalle tenebre delle caserme. Sono assassino, ho ucciso, dovrei morire: adesso rinasco nelle fiamme della luce. Mi inginocchio davanti a te sulla terra, mi piego davanti a te sui tavaloni, disarmato, conosci tutto di me. Illuminami, rinasco per la libertà.

Offizier: Unschuldig, unschuldig! Kann man Unschuldige töten! Ich knie vor euch nieder, ich umfasse euere Füße. Ich bin frei geworden. Weib, hier halte ich mit beiden Händen deine Füße, dein erschossenes Kind lebt in mir! Und ich lebe in deinem Strahlenbett, dein Gesicht ist der Lichtbrunnen, deine Arme sind die zuckenden Lichtflüsse, umstrahle mich mit deinen Lichthaaren! Ich bin die Schuld. Ich komme aus dem Kasernendunkel. Ich bin Mörder, ich habe gemordet, ich müßte sterben: nun lebe ich neu im Lichtbrand. Ich knie vor dir auf der Erde, ich schlage vor dir auf die Planken nieder, wehrlos, du weißt alles von mir. Leuchte zu mir, ich lebe neu für die Freiheit.

ANNA: Libertà! Come si alzano in cerchio questi vortici da me! Oh, possa rimanere qui ferma! Non notate, da me imperversano pazzamente, intorno a tutto il mondo, le potenti rivoluzioni, i minacciosi cerchi lampeggianti. Perché state lì? Mi chiamate. Non notate come lo spazio sussurra fragorosamente dietro di noi? Dove siete? Perché sono sola? Perché non volate con me? Avete già dimenticato come ci lanciammo contro le navi straniere, come imbavagliammo i prigionieri impauriti - e come eravamo pochi: solo perché siamo liberi! - Perché dormite? Perché sono sveglia solo io? Su! Su da noi! Liberate le vostre membra! Dimenticate l'oscura notte di ieri!

TERZA SCENA

Gli stessi, l'uomo, la donna.

(Arrivano l'uomo e la donna.)

L'UOMO: Ieri, ieri: un'orda di pietre pesanti, di spari, di colonne militari, di muri. Oggi sibila l'aria intorno a me, non tocco alcun uomo, scorro via per voi come l'acqua sotto la nave. Esisto per voi, fratelli miei, voglio lavorare per voi, lavo la coperta, cucino il vostro cibo, vi trasporto sull'amaca se siete malati. Oh, quello che faccio per voi è così poco, il mio sangue stilla per voi.

NAUKE: Un bicchierino solo di digestivo in gocce lo preferirei alle stille di sangue versate con la più grande generosità. Chi è qui per noi si gode la sua libertà e ci aiuta a farci divertire. Oggi mi va che la tua bella resti con me in cabina. Ehi, fratello qualcosa in contrario? La tua donna con me!

LA DONNA: Io vi appartengo! Rammendo i vostri stracci; vi pettino via i pidocchi dai capelli, vi canto i vostri oziosi minuti. Che senso ha tutto questo? Vi sentite già in pace? Siamo ancora lontano dagli uomini! Tutto il mondo deve bruciare intorno a noi, il passato deve esplodere in cielo come intere città di munizioni, dobbiamo imperversare sulla terra e liberare gli uomini, - e la nostra vita è così breve!

NAUKE: Libertà: ce ne deve toccare qualcosa. La vita è breve; da quando sono strisciato fuori da mia madre, so che la vita passa mangiando e bevendo; qualche volta al collo di una donna e un giorno, con una botta sulla nuca, fai un volo dalla nave e ti ritrovi nell'acqua e sei morto. Anche gli altri se la devono passare bene, ma noi dobbiamo dare l'esempio. In alto le bottiglie, dico, le bottiglie e non dimenticate le scodelle! Ho trovato un prosciutto tra il nuovo carico, un prosciutto succulento come il petto di una donna. Chi non è per il grande banchetto della libertà è un traditore!

L'UFFICIALE (rivolto ad Anna): Fa' di me quello che vuoi. Sono il tavolone per il tuo piede. Esisterò per tutti gli uomini, eternamente in te!

NAUKE: Voi là sotto, bottiglie in alto, in alto il prosciutto!

QUARTA SCENA

Gli stessi, prima guardia, seconda guardia.

(Prima e seconda guardia salgono con il carico.)

PRIMO PRIGIONIERO: Venti anni senza tenere la mano di una donna. Dov'è mia moglie? Mia sorella è morta. Sono stato per dodici ore tutti i giorni alla macchina. Ho pensato per voi! È questa finalmente la vita? Voglio dimenticare il passato, che il sole mi bruci gli occhi. Questo odore di acqua non lo conosco. Siamo liberi? Abbracciatemi, stringete le braccia intorno a me e allora dentro a tutti gli uffici borsa del mondo, in aria le banche, libertà per i nostri fratelli! - Saltate con me tra i plutocrati, soffocate ogni parola che corre ancora a pagamento sui fili del telegrafo!

SECONDO PRIGIONIERO: Lo so da sempre, la proprietà non esiste! Ci apparteniamo tutti. Sono debole. Non ho mai conosciuto attimi di gioia, da quando ero giovane ho concepito progetti. Ma oggi so che si può vivere felici, forse posso essere d'aiuto. Volete che balli per voi? Sono vecchio. Le mie ossa si sono rammollite in prigione. Devo saltare tra voi fino a far venir giù il cielo? Che io sia libero! Ora dobbiamo essere liberi.

PRIMA GUARDIA: Bere, fratelli, ecco! O lo so come si tirano fuori i prigionieri, è per questo forse che sono stato circondato dai muri per tutta la vita. Insieme a voi riduciamo in cenere, come soffiando su un fuoco, la prigione, i nostri fratelli sono liberi!

PRIMO PRIGIONIERO (rivolto alla prima guardia): Non è tua figlia quella che sta là sulla sponda della nave quasi volesse volare nel sole?

PRIMA GUARDIA: Figlia? La riconosco appena. Il suo passo è così dignitoso e deciso, ha qualcosa di elegante, irriconoscibile da prima; mia figlia era diversa. Adesso non le interessano più gli uomini, mi penetra con lo sguardo tanto che mi volto dalla paura per guardarmi le spalle. È già da tanto che non mi dà più ascolto. Da quando sono fuggito, però, non ho più niente da dirle!

NAUKE (resta alzato a metà, col cavo della mano sugli occhi): Una nave! Una nave alla foce del fiume, là dietro, lontano.

L'UOMO: Non siamo più soli sull'acqua!

L'UFFICIALE: Una nave! (rivolto ad Anna): Oh, parla prima che cada ai tuoi piedi e ti ricopra di baci, dimmelo. Sali sulla nave. Desidera che lo faccia, pretendilo! Saltiamo da una coperta all'altra. Abbasso l'equipaggio, a bordo prendiamo quello che troviamo!

QUINTA SCENA

Gli stessi, il governatore.

(Il governatore entra in scena.)

NAUKE: Le armi! Sulla nave! Speroniamola, una falla, e poi di là nel trambusto incateniamo l'equipaggio e a morte tutti quelli che sono contro di noi!

IL GOVERNATORE: No!

NAUKE: Abbasso la nave negriera. Avanti! Ieri si chiamava rapina, oggi si chiama libertà!

IL GOVERNATORE: No!

L'UFFICIALE (rivolto al governatore): Cosa vuoi?

SESTA SCENA

Gli stessi, Klotz.

KLOTZ (entra in scena, di corsa): La nave, la nave!

NAUKE: È per questo che facciamo girare le caldaie a tutta velocità!

IL GOVERNATORE: No, no, vi dico! Questa non è la libertà! Questa è la bestia. È la caduta! Il vecchio mondo dei nemici muore di morte nera. - E questi qui, i compagni, smaniano di possedere?

KLOTZ: Lasciali fare. Seguono la loro violenza.

IL GOVERNATORE: No! Non posso lasciarli fare. Mi sono risvegliato, non posso più tornare indietro. Non posso più lasciare gli uomini nell'apatia. Non lo sai ancora? Intorno a noi infuria la peste. Di là possesso e contagio divorano in comunione fraternacon il nemico. Ma qui i nostri fratelli - solo la purezza può ancora salvarli!

KLOTZ: Vedi, questi poveracci che conoscono la libertà per la prima volta!

IL GOVERNATORE: Scorgo fulmini neri tra loro. Lo smarrimento sale come nebbia intorno alla nostra nave. Ricadano nella loro animalità. Ripiombano nel cieco oblio. - Compagni, purificatevi. La nostra forza è la volontà pura della nostra nave liberatrice o il contagio dall'altra parte si abbatterà su di voi!

NAUKE: Cosa vuoi compagno? Vieni da noi, unisciti al nostro sollazzo! Fra un'ora attacchiamo la nave! Baciatemi donne, baciatemi! Che vita, lo sapevo che una vita simile sarebbe arrivata. Musica! - Sentivo la musica già nel grembo materno! Musica! Oh, libertà!

KLOTZ (rivolto al governatore): Là, là sulla riva - oh vedi! Vedi i mucchi neri! Sono uomini?

L'UOMO: Morti! La peste?

IL GOVERNATORE: Morti! La peste li ha divorati. Ve lo dicevo io!

L'UOMO: La peste - passiamo attraverso la peste!

IL GOVERNATORE: La peste ci circonda. La peste sulla nave nemica. E nei nostri fratelli: la bestia! (Rivolto agli altri): Adesso non abbandonarmi forza umana che sei dentro di me!

KLOTZ: La nave si dirige verso di noi!

PRIMA GUARDIA: Non mi sento tranquillo; quelli dall'altra parte ammainano le bandiere e puntano i cannoni!

SECONDA GUARDIA: Da inseguitori a inseguiti!

L'UFFICIALE: Ci inseguono!

NAUKE: Noi!

ANNA: Non mi arrendo!

L'UOMO: Si vendicheranno.

LA DONNA: Vogliono che ci consegniamo e poi ci lasciano liberi. Ci volete tradire?

IL GOVERNATORE: Non dovete disperare. Non siete liberi?

NAUKE: Non scherzare con noi!

PRIMO PRIGIONIERO: Parla, ti capisco. Presto. Sono vecchio. Mi resta poco da vivere.

SECONDO PRIGIONIERO: Cosa dobbiamo fare?

IL GOVERNATORE: Non siete i capi? Il futuro non scorre dalle nostre mani come nuovo mondo? Come potete dimenticarlo?

NAUKE: Capo! Sono il capo!

L'UOMO: Ci sono i capi? Ci sono ancora capi nell'estremo pericolo per gli uomini?

L'UFFICIALE: Ci inseguono! Che salvezza c'è per noi?

KLOTZ: Ci sono i capi? Chiedi - davanti alla morte lo chiedi?

IL GOVERNATORE: Siete liberi! Siete l'esempio per gli uomini! La nostra nave avanza verso gli uomini attraverso il cielo lucente, per innalzarli, voi li rendete fratelli, ricordate loro il valore sacro dell'uomo. Da voi si diffonderà l'umanità, in tutti i paesi gettate il seme per il regno dell'avvenire. E avete paura? Dall'altra parte vi insegue solo la bestia, l'oscurità malvagia. Dovete solo volere ed essa svanisce!

L'UFFICIALE: È troppo tardi! Lanciano segnali d'attacco. Puntano i cannoni!

IL GOVERNATORE: Dobbiamo solo volere!

ANNA: Prendi la mia volontà! Dimmi cosa devo fare! Diffondila nell'aria, se essa vi può salvare.

LA DONNA: Prendi la mia vita. (Rivolta ad Anna): Prendila tu, sorella! Ecco sono ai tuoi piedi per renderti più forte.

L'UFFICIALE: Mi volete? Gettatemi dall'altra parte, mi impiccano, mi uccidono, o mi fanno a pezzi, forse ogni brandello sanguinante della mia carne può salvare uno di voi!

PRIMO PRIGIONIERO: Sono io, mi vogliono venire a prendere. Respirare ancora una boccata di quest'aria e possono schiacciarmi di nuovo la prigione sul cranio. Gridate di là che vado per voi.

SECONDO PRIGIONIERO: No, io! Io sono più vecchio di voi tutti! Ho fatto più di voi, sono stato più pericoloso di voi.

PRIMA GUARDIA: So come si fa! Fucilatemi, gridate che ero il caporione, credono a un vecchio impiegato, anche se è morto. A cosa serve la mia vita? Ho conosciuto la libertà, ora posso morire.

SECONDA GUARDIA: Sono ancora giovane, ho ancora tutta la vita davanti a me, rinunciare alla mia libertà: vale molto di più di voi tutti; prendetemi!

NAUKE: Me! Me! Io - un capo! Il compagno l'ha detto! Voi consegnate un vero capo. Questo è un festino per loro, croccante, per mangiare e per bere a sazietà, con voluttà, refrigerante! Cari fratelli e sorelle: l'ultimo sorso, e poi - oplà!

KLOTZ: Può farlo uno solo? Io ero la rivolta.

L'UOMO: Io ero la volontà! Con me soffocano lo spirito e voi altri riscivolate nella vita.

L'UFFICIALE: Oh è tardi, che indugiamo! Un respiro ancora e siamo tutti persi!

I PRIGIONIERI DELLA NAVE (invisibili, sotto): Fuori! Vita!

L'UFFICIALE: I prigionieri! - Adesso forza che sei in noi, soccorrici, se no veniamo massacrati come bestie!

IL GOVERNATORE: Non siamo persi. Siamo ancora liberi. Credete con me! Volontà, volontà, brucia dentro di noi, volontà spara dalle nostre mani, rovescia nella nostra bocca, esci dai nostri occhi! Tutti vogliono! Ci irrigidiamo come un muro, ci immergiamo, scompariamo dalla vita, voliamo silenziosamente sopra di noi. Vogliamo! Avanti! Sorge da noi, e da noi esce il nostro io, oltrepassa lo spazio, non ci sono confini, terribile per la violenza! Uomo avanti! Volontà, fuori da noi. La violenza sbatte fino a ridursi in polvere!

L'UOMO: Volontà!

IL GOVERNATORE: Fratelli, coraggio, camminiamo fuori dal nostro corpo. La nostra volontà vibra da noi per tutto lo spazio. Volontà conficcati nei nemici!

KLOTZ: Libertà!

IL GOVERNATORE: La libertà preme dentro di noi! Ora tutti insieme: la nostra volontà, calda come un raggio bianco, li assalga!

ANNA: Abbasso la violenza!

LA DONNA: Comunità contro la violenza!

TUTTI: Comunità!

IL GOVERNATORE: Uomini, la nostra comunità distrugge la corazzata! - La nostra forza! Virano! - Là - fuggono!

TUTTI: Libertà!

SETTIMA SCENA - SIEBENTE SZENE

Gli stessi - Vorige.

L'UFFICIALE: Fuggono! Vince la libertà!

Offizier: Sie fliehen! Freiheit siegt!

IL GOVERNATORE: La violenza è in subbuglio! Salvi! La violenza è saltata via di fronte alla volontà umana. Vedete la nave farsi piccola laggiù! - Voi, fratelli astrali, siete certi adesso della vostra forza? La nuova vita è davanti a noi!

Der Gouverneur: Verwirrung unter die Gewalt! Gerettet! Die Gewalt sprang ab vor Menschenwillen. Seht, wie das Schiff klein dort unten schwindet! - Ihr, Sternbrüder, seid ihr nun eurer Kraft gewiß? Das neue Leben liegt vor uns!

TUTTI: Salvi - fuggono!

NAUKE: Salvi! Io ho salvato tutti noi. Me ne ricorderò. Solo con la mia volontà. Si sta fermi, non si fa assolutamente niente, si soffia con le labbra - e non hai visto, l'altro sparisce! Così me ne vado nei ristoranti più eleganti! Pagare? - non c'è più bisogno! Cameriere, un buon sigaro e una bottiglia di spumante: la mia volontà - pfft! Sparisci stupido! La mia volontà! Libertà!

KLOTZ: Siamo liberi. Eternamente liberi. Ci siamo salvati. Adesso dobbiamo salvare l'umanità!

PRIMA GUARDIA: A terra! Scendo su una nuova terra. Mi sono piegato per tutta la vita, ho strisciato, ho torturato i prigionieri. Approdiamo. I superiori non esistono più, solo fratelli.

L'UFFICIALE: Ho comandato, ho tormentato i soldati, ero nelle tenebre, ho eseguito gli ordini, ho ucciso. Ogni goccia di sangue mi spinge a saltare di qua dagli uomini e ad aiutare. A terra!

ANNA: Passavo davanti alle celle della prigione e rimanevo sorda ai loro lamenti. Ma ora so cos'è la luce e voglio che la purezza bruci come un fuoco tra gli uomini!

TUTTI (tranne Klotz, l'uomo e il governatore): Libertà, speranza: A terra. La città!

NAUKE: A riva, approdiamo!

IL GOVERNATORE: No! Non possiamo approdare!

NAUKE: Possiamo fare tutto quello che vogliamo! A terra!

IL GOVERNATORE, L'UOMO, KLOTZ: Impossibile!

LA DONNA: Impossibile?

KLOTZ: Non possiamo approdare. Non vi siete ancora accorti dove siamo? Dall'altra parte, a riva, non c'è più anima viva. Morti, morti! Le città sono morte, abbandonate, scomparse!

L'UOMO: Vedete dove siete, coraggio, compagni. Dall'acqua che ci circonda sale la morte: è la fine per noi, penetra in tutti i pori, chi può respirare ancora senza barcollare!

IL GOVERNATORE: Fratelli, coraggio! Intorno a noi c'è la morte! Il paese è morto! Passiamo attraverso la morte. Sull'acqua regna la peste!

NAUKE, PRIMO PRIGIONIERO, SECONDO PRIGIONIERO, PRIMA GUARDIA, L'UFFICIALE: La peste! La peste ci circonda! Aiuto! Aiuto!

IL GOVERNATORE: Non ci aiuta nessuno, siamo soli!

L'UFFICIALE: Aiuto: la peste!

NAUKE: Al diavolo interesse e capitale, la peste! E il rum è finito. Non più un goccio nelle bottiglie!

IL GOVERNATORE: Fratelli, non ci dobbiamo perdere. La nostra volontà deve essere più forte del pericolo della morte. Ogni onda che la nave infrange, spruzza in alto il contagio tutt'intorno. Di là, dalle cime torreggianti delle città morte, il contagio vola verso di noi raggiungendoci. Ogni muro ci vuole ridurre in melma appiccicosa. Non c'è più vita intorno a noi, si alza l'esalazione pestifera, l'acqua è verdume tremulo. Siamo uomini. Solo il futuro ci sorregge. Dobbiamo vivere per la libertà. Credete alla vostra volontà; ci salva dalla solitudine dell'inferno mortale!

L'UFFICIALE: Persi, persi! In pieno contagio. Odio me stesso per essermi lasciato convincere dalle parole. Vi odio!

PRIMO PRIGIONIERO: Mi odi pezzente? Meglio venti anni in carcere che crepare di contagio. Impostore!

SECONDO PRIGIONIERO (rivolto al primo prigioniero): Mi sono torturato il cervello per l'umanità e tu con le tue critiche mi deridi, maledetto mangiatributi! Io, io non voglio ritornare in prigione, va' solo, imbroglione.

IL GOVERNATORE: Compagni, credete alla vostra vita. Viviamo se, in questo furore di morte, crediamo fermamente in noi!

PRIMA GUARDIA: Cosa ottengo da questa morte? Mia figlia - un'estranea! Persi la mia stanza, mia moglie, la mia stima, il mio salario - per la vostra libertà! Voglio riavere la mia gabbia per uccelli, ridatemi la mia branda!

KLOTZ: È tutto finito? Troppo tardi! Piantato in asso da tutti! I compagni cadono come lenzuoli funebri! Odio! Come sono solo, solo! Non odiate! Non odiate, non dovete odiare! Ricordatevi chi siete! Nel mondo non resta niente di noi se continuate a odiare!

ANNA: Morire! Sono stata amata? Dove vanno a finire gli uomini? Morte senza aver mai provato la libertà umana! A terra, se atterriamo e caschiamo morti non importa, avremo sempre toccato terra, lontano!

L'UOMO: Marcire di contagio dove ci attendeva la libertà! Prima ancora che l'umanità possa alzarsi dalla terra, le mia braccia e le mie gambe cadranno livide, la mia testa sghignazzerà, questo cervello diventerà fetida pasta nera? Non posso morire solo. Se muoio, allora, chi vivrà?

LA DONNA: Non mi aiuta nessuno? Non voglio ancora morire! Ho abbandonato dei deboli, ho fatto torto agli uomini per la libertà! Non posso morire!

IL GOVERNATORE: Fratelli, viviamo! Non siete soli! Ci guardiamo negli occhi e ognuno di noi è tutta la terra fino al cielo! Gettiamo la morte fuori di noi!

NAUKE: Morte! L'avete meritata tutti! Quando crepate voglio essere l'ultimo!

L'UFFICIALE, PRIMO PRIGIONIERO, SECONDO PRIGIONIERO, PRIMA GUARDIA, SECONDA GUARDIA: Voi traditori, abbasso voi traditori.

L'UOMO, LA DONNA, ANNA, KLOTZ: Approdare. Vivere! A terra!

IL GOVERNATORE: Volete la mia morte? Ve la dò, non vi serve a niente. Dobbiamo andare per la nostra strada, dobbiamo! Dove vi avvicinate, c'è la peste!

TUTTI (tranne il governatore): Aiuto! La peste!

(Si gettano addosso uno sull'altro).

OTTAVA SCENA

Gli stessi, i prigionieri della nave.

I PRIGIONIERI DELLA NAVE (di sotto ancora invisibili): La peste! Aiuto!

NAUKE: I prigionieri! Urlano di sotto. È la fine!

I PRIGIONIERI (di sotto): Lasciateci uscire! La peste! Lasciateci uscire! Facciamo saltare in aria la porta!

L'UFFICIALE: I prigionieri s'ammutinano. Siamo tutti persi!

I PRIGIONIERI: Lasciateci uscire! Moriamo!

UNA VOCE TRA I PRIGIONIERI: C'è un malato tra noi!

NAUKE: Non sale nessuno! Il primo che entra in coperta ci lascia la pelle!

IL GOVERNATORE: Crimine! Oh, adesso capisco il vostro smarrimento: che colpa! Sono uomini! Non avevamo alcun diritto di tenerli prigionieri! È il tormento della nostra coscienza! Che colpa!

PRIMA E SECONDA GUARDIA: Presto, nuove serrature alla porta, nessuno può salire, il malato ci contagia!

PRIMO E SECONDO PRIGIONIERO: Barricate la scala!

I PRIGIONIERI DELLA NAVE: Fuori!

(Fanno saltare in aria la porta di sotto.)

NAUKE, L'UFFICIALE, PRIMA GUARDIA, SECONDA GUARDIA, PRIMO PRIGIONIERO, SECONDO PRIGIONIERO (minacciosi): Morte a chi entra in coperta!

NONA SCENA

I PRIGIONIERI DELLA NAVE (salgono lentamente): Vivere!

NAUKE: Oh, disperazione: non crepiamo di peste - i rivoltosi ci uccidono!

IL GOVERNATORE: Nessuna violenza! Vivremo tutti.

DECIMA SCENA - ZEHNTE SZENE

Gli stessi, il malato. - Vorige. Der Kranke.

GLI AMMUTINATI (sono arrivati in coperta, al centro un malato. Sono pronti ad attaccare): Aria! - Abbasso le canaglie!

IL GOVERNATORE (rivolto all'equipaggio della nave): Compagni, prendete la mia vita, io salvo tutti noi. Nessuna violenza!

(L'equipaggio della nave lascia cadere le braccia alzate e resta immobile.)

GLI AMMUTINATI: Abbasso voi!

IL GOVERNATORE: Uomini! Comunità!

GLI AMMUTINATI: Nemici! Morte!

KLOTZ, L'UOMO, LA DONNA, ANNA (con le braccia tese): Comunità!

(Gli ammutinati impauriti lasciano cadere i pugni.)

IL MALATO: Muoio. Perché non ci uccidete?

NAUKE, L'UFFICIALE, PRIMA GUARDIA, SECONDA GUARDIA, PRIMO PRIGIONIERO, SECONDO PRIGIONIERO (immobili): Salvezza. Crediamo.

L'UFFICIALE: Come ho potuto dimenticare, fratellanza!

IL GOVERNATORE (rivolto agli ammutinati): Voi siete i fratelli!

GLI AMMUTINATI: Moriamo!

IL MALATO: Perché non vi difendete? Siamo malati. È la peste? Allora muoio come un cane. Vi uccidono tutti.

IL GOVERNATORE: Non ci fanno niente - tu non muori. Vivrai. Io vi amo fratelli!

GLI AMMUTINATI: Fratelli?

IL GOVERNATORE (afferra il malato): Amico, compagno, fratello mio! Tu sei il futuro come noi siamo il futuro. Prendi la mia vita, se devo sacrificarla, e vivi! Tutta la forza umana che scorre per il mondo, adesso fluisce attraverso me. Tutti i fratelli sacrificano la loro vita per te. La nostra vita esiste per te!

IL MALATO (tremante, stupito): Mi restano ancora poche ore!

IL GOVERNATORE: Chi è fratello della terra vivrà. Ti abbraccio. Non sei malato. Lo voglio. Non sei malato. Lo vogliamo!

(Lo abbraccia.)

GLI AMMUTINATI (sottovoce): La peste!

KLOTZ, L'UOMO, LA DONNA, ANNA (insieme abbracciano il malato): Non sei malato!

IL GOVERNATORE: Oh, sentite come il futuro ritorna a pulsare nel vostro sangue? Non sei malato! Vivi nell'amore!

NAUKE, L'UFFICIALE, PRIMO PRIGIONIERO, SECONDO PRIGIONIERO, PRIMA GUARDIA, SECONDA GUARDIA (si lasciano andare, abbracciano Klotz, l'uomo, Anna, la donna, il governatore, debolmente, ognuno nel sospiro dell'altro): Amore!

IL GOVERNATORE: Oh, forza è ritornata tra noi! La nostra volontà ci guida simile a un vento siderale verso la libertà degli uomini!

Der Gouverneur: O Kraft, wieder ist sie unter uns! Unser Wille trägt uns wie ein Sternenwind zur Freiheit der Menschen!

GLI AMMUTINATI (debolmente): Libertà?

IL MALATO: Ma cosa avete fatto? Mi sento le membra rinvigorite. Oh, salvezza! Vi devo servire?

Kranker: Was habt ihr nur getan? Ich fühle meine Glieder stark. O Rettung! Soll ich euch dienen?

IL GOVERNATORE: No, tu non ci servi. Noi ti serviremo! Senti l'aurora della terra sorta dalla nostra purificazione!

Der Gouverneur: Nein, du dienst uns nicht. Wir werden dir dienen! Spüre, wie die Erde hell wird vor unserer Reinigung!

L'UFFICIALE: Vieni ti lavo! Oh, ero ricaduto nelle tenebre del passato!

NAUKE (rivolto agli ammutinati): Fratelli, ho da bere per voi, ho nascosto le mie bottiglie, sono per voi!

IL GOVERNATORE: Sentite come sibila la nave sull'acqua! Il nostro sangue rinnovato dirige la rotta. La meta è vicina!

KLOTZ E L'UOMO (rivolti al malato): Vuoi avere le mie mani, le mie braccia, il mio lavoro? Mi sacrifico per te!

IL GOVERNATORE: Cosa siamo per gli uomini? Portiamo già la libertà nelle nostre mani? No, così abbiamo raggiunto solo noi stessi! Ci possediamo ancora! Abbiamo ancora tutto da perdere!

ANNA (rivolta al governatore): Mi ero allontanata da te. Ma ora ti dico: amato!

IL GOVERNATORE: Da tutti noi volevo: amore! Ma ora non lo posso più dire. C'è ancora superbia. È troppo. Siamo ancora troppo ricchi. Dobbiamo scendere giù, ancora più in basso fino a toccare il fondo della povertà!

ANNA: Amato, annientami, distruggimi, entra dentro di me, fammi violenza davanti a tutti, voglio essere umiliata. Non mi copro nemmeno gli occhi con la mano!

IL GOVERNATORE: Non io, lo spirito deve compenetrarti. Io sono un povero uomo, esisto solo per l'umanità!

ANNA: Io non sono l'umanità?

IL GOVERNATORE: Oh, balliamo ancora tutti nel potere e nell'avidità del presente. Non siamo ancora abbastanza poveri per il futuro!

NAUKE: Sono perso se non posso più vivere nel presente. Il futuro è senza speranza.

IL GOVERNATORE: Così privo di speranza da essere disperato. La disperazione ci deve assalire. - Abbiamo ancora tanta speranza, continuiamo a dormire! - Disperazione sul mondo: per trarne la forza di volere l'impossibile! La nave infuria davanti alle città e noi temiamo ancora per la nostra vita, la nostra volontà. E ora vi dico compagni dobbiamo approdare!

NAUKE: Approdare? Nella peste, nelle città morte?

IL GOVERNATORE: Così siamo costretti a fondare la città viva! Dobbiamo passare attraverso la morte eterna, l'immondezza eterna, la soffocante nube pestifera. Dobbiamo andare dagli uomini!

IL MALATO: Oh, guardate, era da tanto tempo che non si vedeva: laggiù la città! Torri e case fitte come spighe di grano e sotto piccole: persone vive!

GLI AMMUTINATI: La città! Persone vive!

IL GOVERNATORE: Oh, fratelli miei, dobbiamo affrontare il destino, coscienti! Che cosa abbiamo fatto! Con la fuga e la mortificazione abbiamo pensato solo a noi. Adesso dobbiamo perderci di nuovo. Siamo troppo pieni di noi; viviamo ancora chiusi nel nostro io. Dobbiamo disperderci! Adesso dobbiamo distruggere!

Der Gouverneur: O meine Brüder, wir müssen hinein in das Schicksal, wissend! Was haben wir getan! Wir haben durch die Flucht und durch die Erniedrigung nur uns gewonnen. Nun müssen wir uns wieder verlieren. Wir sind zu sehr Selbst; wir haben noch ganz unser Ich. Wir müssen uns sprengen. Jetzt müssen wir zerstören!

ANNA, LA DONNA: Distruggere?

IL GOVERNATORE: Dobbiamo distruggere la nostra ultima salvezza. Dobbiamo distruggere i panconi sotto i nostri piedi. Dobbiamo distruggere la nostra ultima sicurezza. Non possiamo più tornare indietro. Non ci è più possibile fuggire.

ANNA: Cosa vuoi fare?

IL GOVERNATORE: Dobbiamo atterrare e distruggere la nave.

GLI AMMUTINATI: Distruggere la nave?

ANNA, LA DONNA, KLOTZ, L'UOMO: No!

IL GOVERNATORE: Non vogliamo la liberazione? Noi liberiamo gli uomini solo se andiamo da loro in libertà!

ANNA: Ma questo è morire!

IL GOVERNATORE: No, è la nostra fede per gli uomini! Dobbiamo passare dalla tentazione più grande per perdere tutto!

GLI AMMUTINATI: Terra, terra! La città! Ecco il porto!

NAUKE: Il porto - aiuto! Crepiamo appestati! Lasciamo il porto!

IL GOVERNATORE: Oh, voi fratelli, per prima cosa dobbiamo essere tutti uniti, uniti come il miele in un favo, un'unica fiamma luminosa lampeggiante nell'amore, prima di recare agli uomini la libertà. Fratelli! Siamo uniti nell'amore!

TUTTI: Fratelli! Amore!

IL GOVERNATORE: Uomini! Crediamo!

TUTTI: Crediamo!

NAUKE: A tutto vapore sul fiume! Salvezza! - Ma non approdiamo!

IL GOVERNATORE: Mondo! Il nostro corpo sorregge la libertà intorno alla terra. Fratelli, compagni, per l'umanità gettate via la vostra vita, la nostra fede ci lancia nel futuro.

TUTTI: Libertà!

NAUKE: Libertà di vivere - non di morire! La terra striscia già sopra di noi! Via! Via!

IL GOVERNATORE: Distruggo la nostra ultima proprietà di poveri per la libertà. Liberi ci sacrifichiamo per il mondo.

TUTTI: Sacrificio!

IL GOVERNATORE: Questa leva spezza la nostra nave - è carbone ardente. - Coraggio, fede! Non possiamo più tornare indietro. Davanti a noi la città! Dobbiamo atterrare - non possiamo più salvarci e risalire a bordo! Faccio saltare in aria la nave! - Sacrificio!

NAUKE: No! Per tutto l'oro del mondo: non la leva! Non credevo fosse sul serio! Togli la mano dalla leva!

(Si precipita sul ponte di comando e cade in braccio al governatore.)

L'UOMO: La riva! Ecco la terra! Siamo a terra!

TUTTI: Siamo a terra!

IL GOVERNATORE: Indietro! Faccio esplodere! Chi vuole vivere: a terra!

UNDICESIMA SCENA

Il governatore dà degli strappi alla leva del ponte di comando. Si spegne la luce. Tutti scendono dalla nave e si precipitano a terra, da ultimo il governatore. La nave salta in aria nell'oscurità. Chiarore. Tutti si ritrovano a riva.

TUTTI: La terra!

IL MALATO: Pietre sotto i piedi! Siamo a terra.

NAUKE: Aiuto, la morte mi salta già al collo!

IL GOVERNATORE: Tu vivi, credi alla tua volontà.

NAUKE: Persa! La nave è persa, non possiamo più tornare indietro!

IL GOVERNATORE: Salvi. Per la prima volta liberi!

IL MALATO: Ecco - davanti a noi c'è la città!

NAUKE: Questa è la realtà! Aiuto! La realtà!

L'UOMO: In città! Verso la libertà!

TUTTI: La città! - La libertà!

(Fine del secondo atto.)

TERZO ATTO - DRITTER AKT

PRIMA SCENA

Nella città assediata. Tre rivoluzionarie in città.

PRIMA RIVOLUZIONARIA: L'ultima scodella di latte per tutti. Cosa devo fare con i malati?

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Noi ce la facciamo ancora. Ma gli operai nelle fabbriche?

TERZA RIVOLUZIONARIA: Sono allo stremo delle mie forze. E poi consolare sempre gli uomini finché non c'è più pane da distribuire!

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Non si può più guardare tranquillamente qualcuno in faccia senza che questa aria pestifera non strisci fino a contagiarlo. Gli uomini cadono alle barricate con le armi in mano per la fame o perché li assale la peste.

TERZA RIVOLUZIONARIA: Se non ci pensiamo noi, nessuno mangia più! Per quanto tempo possiamo resistere ancora? Cosa dobbiamo fare?

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Dobbiamo trovare il modo di uscire dalla città. Altrimenti non si fidano più di noi.

TERZA RIVOLUZIONARIA: Se andassimo di là dai borghesi e trattassimo con loro.

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Come possiamo andare di là? Un passo oltre le barricate e le trincee e veniamo uccise come i nostri uomini!

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Non posso fare buon viso a questi cani, anche se smettessero di attaccare la città. Ottantamila uomini ci hanno portato via dai campi, ottantamila messi nelle miniere come schiavi, lasciati ad asfissiare nelle loro cloache, picchiati, torturati, pestati a morte, come schiavi! E che i nostri si sono fatti seccare il sangue nelle vene dal lavoro, dalla fame, dalla stanchezza e dalla malattia perché adesso si scenda a patti con i borghesi? Sarebbe tutto successo per niente?

TERZA RIVOLUZIONARIA: Ma non è possibile andare avanti! Cosa dobbiamo fare? I nostri non ce la fanno più. E una giornata come quella di oggi non s'era mai vista. Che debolezza ci ha colto all'improvviso. Una speranza assurda come quando si sta per morire!

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Oggi ho sentito per la prima volta delle voci in città - come se ci fosse stato un cambiamento importante in questa miseria!

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Anch'io!

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Come se un aereo pilota avesse lanciato in aria centomila proclami promettenti la felicità per tutti.

TERZA RIVOLUZIONARIA: Questo è molto più pericoloso di un proclama lanciato da un aereo. Domani sono tutti consegnati a discrezione per la delusione!

PRIMA Consegnati, cioè, "sotto condizione".

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Ci devono essere degli uomini in città che nessuno ha visto ancora, vanno in giro a incoraggiare i deboli. Ma chi ci può credere? Voci febbricitanti. Come hanno fatto a entrare?

TERZA RIVOLUZIONARIA: Uscire! Come usciamo? Potessimo uscire di un passo sarebbe già tanto!

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Uscire - impossibile. Qui siamo prigioniere.

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Prigioniere!

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Ecco cosa non sentiamo più: la libertà.

SECONDA E TERZA RIVOLUZIONARIA: La libertà!

TERZA RIVOLUZIONARIA: La libertà dico? Che parola! Rivedere i fiori? Il cielo sopra di me, l'aria che mi avvolge? Sventolare il mio abito su un prato?

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Ma come hanno fatto a scappare i borghesi da questa fortezza? I nostri non hanno preso nessuno, solo i pochi servitori che erano di guardia ai cancelli!

SECONDA RIVOLUZIONARIA: I borghesi sono evasi il primo giorno, quando è iniziata la rivolta.

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Allora devono esserci delle uscite dalla città!

TERZA RIVOLUZIONARIA: Mi sento molto debole. Dobbiamo cercare!

PRIMA E SECONDA RIVOLUZIONARIA: Cercare! Scendiamo nei sotterranei!

TERZA RIVOLUZIONARIA: Scendiamo. - Te la senti?

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Che domande fai adesso. Non ce lo siamo chiesto nemmeno quando la rivolta è iniziata. È in gioco tutto!

SECONDA E TERZA RIVOLUZIONARIA: Scendiamo!

(Le tre donne stanno per scendere nella botola.)

SECONDA SCENA

Le stesse, Anna.

(Anna sale dalla botola.)

LE TRE RIVOLUZIONARIE: Dove siamo? È buio là. - Alt, c'è un rumore! Ah! - Chi va là?

(Anna nella luce.)

LE TRE RIVOLUZIONARIE: Da dove vieni?

ANNA: Dal fiume!

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Chi sei? Non sei dei nostri!

ANNA: Vengo da voi. Ci hanno dato la caccia come pipistrelli nella luce. Strisciamo da giorni e giorni tra buchi, macerie di case, tra sotterranei e corridoi fino a voi. I nostri fratelli attraversano i muri e le pietre per raggiungervi in città, penetrano nel terreno come gocce d'acqua.

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Voi venite da noi? E noi vogliamo uscire!

ANNA: Volete uscire? Per andare dove?

LE TRE RIVOLUZIONARIE: Verso la libertà.

ANNA: Vi porto io verso la libertà!

LE TRE RIVOLUZIONARIE: La libertà?

ANNA: Perché dubitate? Eravate così sicure nella vostra libertà appena un attimo fa, un attimo magico.

PRIMA RIVOLUZIONARIA: La città è ricoperta di aria nera, di colpo si aprono a migliaia sulla pelle liscia ferite fetide, corpi scheletrici cadono in ginocchio e rimangono a terra morti; l'epidemia, come mandata dal nemico, soffia il pericolo per le case - e io mi occupo dell'assistenza negli ospedali. Sono troppo debole.

ANNA: Sei troppo debole? Bene. Allora per una volta diventerai forte più di quanto abbia mai sperato!

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Cosa posso fare ancora? Nelle fabbriche non abbiamo più carbone, più elettricità, le cinghie di trasmissione sono secche e senza lubrificante e strappano la ruota, le valvole di sicurezza si riducono in pezzi di metallo e succhiano gli operai nella morte. Possiamo continuare a lavorare? Cosa posso fare?

TERZA RIVOLUZIONARIA: Hanno bisogno di pane! Pane! Soprattutto di questo. Il pane. È finito. Più niente. Questa libertà è la responsabilità che grava sulle spalle di tutti. - Non posso più assumermela. Chi sono io ancora? Un niente. Per gli altri - una menzogna.

ANNA: Dove siete sorelle? Vi siete smarrite. Crollate tra i figli che non avete partorito. Voi siete ormai solo le lettere dei vostri nomi. Siete impiegati, ministri, dirigenti - ma siete nate per questo? Vi dovete ancora mettere in testa che vivete e agite per l'idea? Oh, allora siete perse! Se ve ne dovete ancora convincere, siete perse, la città persa, la libertà è persa!

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Ci facevamo coraggio nascondendo la disperazione. Laggiù il popolo ci crede forti - se sapessero dei nostri sforzi per non scoppiare nel delirio del nulla, allora morirebbero di disperazione come lombrichi sulla pietra secca!

ANNA: Ma siete perse se vi lasciate guidare da sentimenti estranei! Volete la libertà? Voi stesse siete la libertà: non dovete fuggire, non dovete nascondere niente. Come? Dirigete? Disponete? Riunite, ordinate, affidate incarichi, siete denominatori numerici, fate i numeri? In quale vecchio mondo vivete? Volete restare i cadaveri di voi stesse?

PRIMA, SECONDA, TERZA RIVOLUZIONARIA: Cosa dobbiamo fare?

ANNA (rivolta alla prima): Abbandona gli ospedali.

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Ah - ma sarà la fine per loro!

ANNA: I malati guariranno, tu li curerai! - (Rivolta alla seconda): Abbandona le fabbriche!

SECONDA RIVOLUZIONARIA: E il lavoro si ferma? Il nulla, questa miseria, se non si fa più niente?

ANNA: Il lavoro deve fermarsi. Tu stessa lavorerai! - (Rivolta alla terza): Non ti preoccupare più del pane!

TERZA RIVOLUZIONARIA: Fame! Fame! Sai cosa invochi: fame!

ANNA: Tu stessa cuoci il pane! Il popolo non ha bisogno di voi! Voi avete bisogno degli altri perché avete bisogno di voi stesse!

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Ma è la rovina!

ANNA: Oh, ci fosse già da noi in città la calma luminosa, onesta, il trattenere il respiro delle cinghie di trasmissione!

PRIMA RIVOLUZIONARIA: E possiamo essere ancora utili? Questa calma non divorerà anche noi?

ANNA: Non siamo sole. Credete che potremmo anche solo stare in piedi se da tutte le città del mondo non si allungassero braccia verso di noi! Occhi penetrano nei muri, in alto nel cielo occhi s'infiammano. Per noi, per noi! Per noi lampeggiano, disperati proprio come voi. Ogni grido che si alza da noi, proviene da milioni di bocche. Non crediate di essere forti avanzando a passo di marcia nei reggimenti. Guardate attraverso i muri, saltate sopra i confini! Correte incontro a tutte le donne che amano! Milioni di donne in ogni paese vivono come su un'isola solitaria, circondate dai vortici della disperazione, vi aspettano. Ce ne sono a milioni, tremanti, pronte a combattere con noi! Guardate come questo pianeta di donne, rigidi corpi compressi eppur liberi, sale dalle tenebre, occhi ancora chiusi, mani incrociate, ancora uno stretto cimitero megalitico di corone di capelli, ma un vostro grido, un grido fraterno: le braccia si stendono, occhi magnetici vi trovano e un battito del cuore si unisce tremando per la superficie terrestre in modo da fermare nell'attimo di un respiro ogni mano, ogni lavoro, da affondare ogni fabbrica, da sviare ogni sparo omicida e farlo cadere debolmente a terra.

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Oh, e come mangeranno?

ANNA: Tu non gli darai il cibo se la tua volontà ti spinge solo a guidarli! Provocali, amica mia, sii tra loro, diffondi sul loro volto il tuo respiro eccitato affinché dimentichino tutto il giorno. Un giorno solo, un unico giorno di calma, un giorno di pace di tutti gli uomini sulla terra e questo vecchio mondo è cancellato; i vostri muri e le vostre trincee respingono i nemici senza che una di voi muova la mano. Un giorno solo, tutta la vostra forza, il vostro sorriso, il vostro odore, il vostro respiro!

TERZA SCENA

Le stesse, il popolo fuori.

IL POPOLO (fuori movimento): Fame!

LE TRE RIVOLUZIONARIE: Il popolo! Ci aspettano! Cosa gridano?

IL POPOLO (fuori): Fame!

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Lo sento: fame!

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Cosa dobbiamo fare?

TERZA RIVOLUZIONARIA: Sperano in noi. Non possiamo piantarli in asso.

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Dobbiamo rimetterci al lavoro.

TERZA RIVOLUZIONARIA: Non possiamo rimanere qui. Aspettano i nuovi turni.

ANNA: Dovete andare da loro. Non potete ingannarli con disposizioni nuove. Dovete stare tra loro e aiutarli. Aiutare per il primo, nuovo giorno del mondo.

POPOLO (fuori): Fame!

(Colpi alla porta.)

QUARTA SCENA

Gli stessi, il giovane.

IL GIOVANE (entra in scena): Non possiamo più aspettare. Tutti gli acquartieramenti sono pronti per la nuova ripartizione del lavoro.

TERZA RIVOLUZIONARIA: Credo che non ci sia niente da ripartire.

IL GIOVANE: Non avete niente?

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Niente.

IL GIOVANE: In tutto questo tempo non avete ancora finito?

TERZA RIVOLUZIONARIA: Non vogliamo.

IL GIOVANE: Non volete? Ci sento bene?

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Noi vi salviamo.

IL GIOVANE: Con niente!

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Aiutamo!

IL GIOVANE: Parlo con i capi? Non sapete cosa vi aspetta? Abbiamo contato su di voi. E adesso niente?

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Ci dimettiamo dalla direzione del lavoro.

IL GIOVANE: Troppo tardi!

ANNA: Non è troppo tardi per l'umanità! Adesso siete pronti!

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Io vado. Dentro di me brucia il sangue di una nuova terra. Amiche, per la prima volta sono felice!

(Le tre rivoluzionarie se ne vanno.)

(Dopo un momento fuori: strepito del popolo.)

LA VOCE DELLA PRIMA RIVOLUZIONARIA: Umanità!

LA VOCE DELLA SECONDA RIVOLUZIONARIA: Dall'altra parte ... vivere ... le sorelle!

(Rumore del popolo.)

(Fuori silenzio.)

QUINTA SCENA

Gli stessi senza le tre rivoluzionarie e il popolo.

IL GIOVANE (rivolto ad Anna): Sei tu! Perché! Chi sei tu? I nemici si fanno fuori!

ANNA: Sembri un amico.

IL GIOVANE: Parli come se avessi un tuo diritto personale - e sei proprio come tutte le altre donne. Oggi non si fa più alcuna differenza!

ANNA: Proprio perché sono come tutte le altre donne, ti parlo con il mio diritto personale.

IL GIOVANE: Non sei bella. Ma qualcosa in te provoca un uomo. Vieni!

ANNA: Tu sei aperto e svelto.

IL GIOVANE: Cosa resta a uno oggi? Ogni cosa lasciata è persa.

ANNA: Non ho più tempo. Addio. Ora devo andarmene.

IL GIOVANE: Già? Perché così presto? Vieni con me, conosco un posto per noi.

ANNA: No, conosco uno migliore di te!

IL GIOVANE: Oh, tutti sono come me, è uguale.

ANNA: Non hai un'opinione più alta di te stesso? Tutte le donne sono come me. Anche questo è vero. Non hai bisogno di me. Ma io cerco uno che voglia vivere, non morire.

IL GIOVANE: Come fa uno a saperlo oggi? Non c'è differenza.

ANNA: Devi volerlo.

IL GIOVANE: Uno come noi non può più volerlo, non abbiamo tempo.

ANNA: Trovalo.

IL GIOVANE: Devo lavorare.

ANNA: Che discorsi folli! Misero te. Ma hai ancora gli occhi per guardarmi?

IL GIOVANE: È vero. Ho desiderato averti più volte da quando siamo giunti qui. Ti vedo adesso per la prima volta.

ANNA: Hai già guardato le tue mani per la prima volta? Hai già guardato il tuo lavoro per la prima volta? La tua macchina? La tua fabbrica? La tua via al mattino fino a sera? I tuoi compagni? La tua città? Il mondo fuori?

IL GIOVANE: E il lavoro?

ANNA: Il lavoro è la vostra morte!

IL GIOVANE: Ah - no, di questo ne sono certo: quale altro modo abbiamo per mantenerci?

ANNA: Voi mantenete i vostri nemici, i borghesi.

IL GIOVANE: Oggi non ci resta che lavorare.

ANNA: Per questo tua madre ti ha partorito perché tu obbedisca e non sappia cosa stai facendo? Non hai nemmeno il tempo e la libertà di guardarmi e di mettermi le braccia intorno al collo! Le tue braccia? Le tue braccia non sanno più niente di te da tempo, dalla tua infanzia - le tue gambe servono ormai solo per stare alla macchina, il tuo stomaco per digerire, il tuo membro per diffondere le malattie e per generare figli che vivono nella tua stessa miseria, e la tua testa per vigilare l'attività morta del tuo corpo. Non conosci niente di te, non conosci niente di me. La vita, che ti dà?

IL GIOVANE: E se oggi mi fermo? Domani ritorna tutto come prima. Non c'è via di scampo.

ANNA: No! Non sei solo. Tutti voi dovete fermarmi. Dovete sapere ancora per una volta da dove venite, che vivete, che siete liberi di fare quello che volete e di non fare niente. Guardami. Con me hai qualcosa di più della lussuria: hai la libertà.

IL GIOVANE: Nel mio orecchio sento già sussurrare una risposta diversa da quella che volevo darti. Ma non sono solo, resisto. Se smettiamo di lavorare, il nemico ci assale di sorpresa come fanno i bambini. I borghesi ci legherebbero, ci trascinerebbero via, ci massacrerebbero o ci butterebbero nelle miniere e ci costringerebbero a frustate a lavorare fino a morire, entrerebbero in città senza trovare resistenza.

ANNA: Sì, amico mio, mio amato, fammi sentire il tuo fianco! Arriverebbero senza trovare resistenza. Se ne andrebbero come passando attraverso dei cuscini, camminerebbero sul morbido - e affonderebbero! Dovrebbero camminare sopra un'enorme massa morbida! Uno dopo l'altro dal loro esercito sprofondano nella vostra mancata resistenza, uno dopo l'altro fanno cadere le mani di fronte alle vostre, immobili. Uno dopo l'altro hanno fame vicino alla vostra fame. Uno dopo l'altro vengono risucchiati dal flusso sempre più crescente della non-violenza. Guarda là, i nemici erano in mezzo a voi e mentre continuavano a menar colpi, gli sono cadute le armi dalle mani tremanti di paura. Avevano preso coscienza. Avevano preso coscienza di sé - tramite voi. I nemici sono dispersi, sprofondati, i borghesi sono scomparsi. - I nuovi fratelli sono tra voi!

IL GIOVANE: Vieni, conosco un prato verde con i cespugli vicino all'acqua. Sarà una bella serata, il sole è ancora infuocato.

ANNA: Lo sai oggi per la prima volta. Vieni - devo andarmene subito dai fratelli.

IL GIOVANE: Oh, perché così presto! Vieni con me! Prenditi tempo, tempo, tempo! Chi ce lo impedisce? Liberati come me!

ANNA: Adesso so che la terra non è persa! - Vieni.

(Escono insieme.)

IL GIOVANE (andandosene): Libero! Libero! Non una mano lavora più!

(Esce.)

SESTA SCENA - SECHSTE SZENE

Nauke, il capo dei borghesi.- Nauke. Der Führer der Bürger.

(Dalla botola la voce di Nauke e del borghese.)

VOCE DEL CAPO DEI BORGHESI: Si vede la luce.

VOCE DI NAUKE: Certo è l'uscita, lo sapevo!

VOCE DEL CAPO DEI BORGHESI: Ma se capitiamo in mezzo a loro? Posso fidarmi di te?

VOCE DI NAUKE: Vi siete fidati di me finora, ormai è troppo tardi, se non vi fidate più!

VOCE DEL CAPO DEI BORGHESI: Va' avanti!

VOCE DI NAUKE: Di nuovo troppo tardi. Ti sono strisciato davanti per tutto il passaggio, adesso anche volendo non potrei camminarvi dietro!

NAUKE (sale dalla botola): Nessuno. Non ci scopriranno.

IL CAPO DEI BORGHESI (sale dietro Nauke): Che maledetta camminata, ore e ore attraverso quel passaggio stretto, scivoloso!

NAUKE: Cosa vuoi? Che cosa vai dicendo? Ho strofinato davanti a voi sotto terra la melma ai miei vestiti e ora venite a dire che non era pulito. Anch'io forse sono troppo sporco per te?

CAPO DEI BORGHESI: Mi dai del tu?

NAUKE: Ehi, borghese, si dà del tu ai compagni di sventura.

CAPO DEI BORGHESI: Hai promesso di portarmi dai capi.

NAUKE: Ho già detto una volta che non accetto ricompense. Lo faccio per vero amore umano. Trattative, sì. Trattative segrete: perfetto. Ma non volete mica spiare?

CAPO DEI BORGHESI: Spiare, amico mio, allora ti avrei chiesto - non lo faresti anche questo per vero amore umano?

NAUKE: Cosa significa? Dove vuoi arrivare? Borghese offendi! Di là sulla riva ti sei rivolto a me. Mi hai detto di voler andare dai rivoluzionari per riconciliarvi, ma senza clamori, senza interessi, come uomo semplice. Ti ho mostrato l'accesso segreto alla città perché mi hai giurato che non ne avresti abusato. Tutto per amore della riconciliazione. Lo sai. Perché ora non sei chiaro? Pensa solo che se non avessi a che fare con me, un altro ti avrebbe già arrivato qualcosa in testa da un pezzo.

CAPO DEI BORGHESI: Appunto per questo ho a che fare con te! Anche se spiassi, sarebbe solo per il bene dei rivoluzionari.

NAUKE: A questo non ci arrivo. Ma sei loro nemico? Perché voi borghesi vi mettete in marcia e li assediate?

CAPO DEI BORGHESI: Proprio per il bene dei poveri, ingenui rivoluzionari.

NAUKE: Ma possono scegliere cos'è meglio per loro.

CAPO DEI BORGHESI: No, per questo pensano in modo troppo semplice. Vedi, bisogna pensare doppio come noi, bisogna pensare tre volte, in ogni direzione. Sai pensare doppio?

NAUKE: No, so solo pensare semplice e anche questo a fatica, lo ammetto.

CAPO DEI BORGHESI: Ecco! Abbiamo imparato a pensare in tanti modi quanti sono i numeri e gli uomini. A ciascuno il suo. Perciò noi borghesi sappiamo meglio di loro quello che è bene per i rivoluzionari. Devono riconciliarsi con noi. Per amore umano!

NAUKE: Riconciliare, amore umano? Questo lo capisco.

CAPO DEI BORGHESI: Questo è l'inizio per loro perché noi siamo più esperti.

NAUKE: Questo non lo capisco più. Di certo è già il pensiero doppio.

CAPO DEI BORGHESI: Insegneremo a tutti il pensiero doppio, anche a te amico mio. Soltanto quando tutti i rivoluzionari penseranno doppio, a destra e a sinistra, allora la rivoluzione sarà finita, tutti saranno come noi e inizierà la vita in paradiso.

NAUKE: La vita in paradiso? Cosa devo fare perché arrivi presto?

CAPO DEI BORGHESI: Devi fare due facce. Una per loro e una per noi. Amico, ti conosco, so che le tue intenzioni sono buone. Perché la fortuna arrivi presto, tutti i rivoluzionari devono passare dalla nostra parte. Per farli passare dalla nostra parte, devono essere nelle nostre mani. Per averli nelle nostre mani, ci devono essere fedeli. È tutto chiaro. E sono fedeli, se intuiscono come siamo forti e quando diventeranno deboli.

NAUKE: Essere forte - e diventare debole? L'ho già sentito, lo dicevano anche i compagni sulla nave. Credo tu sia il mio uomo!

CAPO DEI BORGHESI: Lo so da tanto. - Per essere pronti, devono stare alla macchina giorno e notte, senza sosta. Intanto noi ci consultiamo con i loro capi e li portiamo dalla parte della riconciliazione. Perlustriamo gli aiuti e gli accessi della città - perché dire subito spiare?! - poi tocca a noi. Sono nostri, li istruiamo e così inizia il paradiso.

NAUKE: Così inizia il paradiso? E cosa posso fare a questo proposito?

CAPO DEI BORGHESI: Oh molto, mio caro. Vai nelle fabbriche e sorridi più che puoi: lavoro centuplicato. E poi soprattutto i granai, molto importante, una miccia - puff, tutta la baracca salta in aria! Devono patire la fame da invidiare le mosche appiccicate al muro. Poi vai dai rivoluzionari e gli fai capire che devono smettere di difendere la rivoluzione e che infine devono incontrarsi con noi, oppure magari come hai fatto tu, mio caro amico, - li fai venire di qua da noi, così inizia il paradiso! E non dimenticare: diamo da mangiare! Gli dici: tutto il cibo che non è nostro è avvelenato. Solo da noi si può mangiar bene!

NAUKE: Di colpo così tanto, sicuramente è il pensiero doppio! Allora mi hai cercato perché ti portassi dai capi, per la riconciliazione.

CAPO DEI BORGHESI: Ma come? Te la vuoi svignare? Non ce l'hai una coscienza? Devi pur collaborare al paradiso? Fa' ciò che ti ho detto e diventerai proprio un grand'uomo!

Führer der Bürger: Aber wie? Du willst dich davonmachen? Hast du denn kein Gewissen? Du mußt doch mitarbeiten am Paradies? Tu du, was ich dir gesagt habe, dann wirst du ein ganz großer Mann sein!

NAUKE: La mia coscienza mi spaventa.

Nauke: Mein Gewissen, mir ist unheimlich.

CAPO DEI BORGHESI: È ancora la tua coscienza vecchia, stupida, misera. Per questo ti sto insegnando la nostra nuova, sottile, doppia! Adesso dai capi. Me la vedrò io con loro.

Führer der Bürger: Das ist noch dein altes, dummes, billiges Gewissen. Ich lehre dich doch gerade unser neues, feines, doppeltes Gewissen! Jetzt den Weg zu den Führern. Mit denen werd ich schon fertig.

NAUKE: Dai capi. Ti accompagno io.

Nauke: Den Weg zu den Führern. Ich bring dich.

CAPO DEI BORGHESI: Mostrami la strada, la trovo da solo. Tu hai altro da fare! Riferisci ai rivoluzionari ciò che ti ho detto. E sarete tutti quanti felici!

Führer der Bürger: Zeig ihn mir, ich finde ihn. Du hast anderes zu tun! Sag du den Revolutionären, was ich dir gesagt habe. Dann werdet ihr alle glücklich!

(Il capo dei borghesi e Nauke se ne vanno.)

NAUKE (andandosene): Lavoro centuplicato, faccia divertita nelle fabbriche, granaglie in aria, fame, riconciliazione, iniziare: l'ho capito subito, era come sulla nave. Ma poi: consegna, passare dai borghesi! È il seguito. La doppia coscienza - è nuovo. - E allora viene il paradiso!

Nauke (im Abgehen): Hundertfache Arbeit, lustiges Gesicht in den Fabriken, Getreide hoch, Hunger, Versöhnung, den Anfang machen: das habe ich schnell gemerkt, das war wie auf dem Schiff. Aber dann: Ausliefern, zu den Bürgern übergehen! Das kommt hinzu. Das doppelte Gewissen – das ist neu. Und dann kommt das Paradies!

(Escono entrambi.)

SETTIMA SCENA

Il governatore e l'uomo entrano in scena di corsa.

L'UOMO: Camminavano qui. Non c'è dubbio.

IL GOVERNATORE: Sei sicuro che fosse Nauke?

L'UOMO: Con un nemico!

IL GOVERNATORE: Cosa significa?

L'UOMO: Tradimento! La città è tradita!

IL GOVERNATORE: Tradita?

L'UOMO: Tradita. E per di più, è incredibile: da uno dei nostri. Siamo traditi!

IL GOVERNATORE: Peggio! Anche noi siamo traditori!

L'UOMO: Impossibilità! Rovina! Furia! Da dove veniamo? Quale diritto abbiamo di vivere? Se questo è stato possibile, non ha più senso niente! Se questo è stato possibile non ha avuto senso niente. Allora siamo impostori, impostori!

IL GOVERNATORE: Sai che c'è un senso, sai quale. Ma forse siamo stati pigri, forse superbi, tradimento è equivoco. Ma era possibile equivocare? - forse abbiamo amato troppo poco? - Ogni volta che l'ora si avvicina, c'è il tradimento. Dobbiamo superare proprio il tradimento.

L'UOMO: Come?

IL GOVERNATORE: Rendendolo insignificante. Il tradimento può colpire solo la persona. Ma tradisci il popolo? Impossibile. Dobbiamo far scomparire il tradimento.

L'UOMO: Ma è successo.

IL GOVERNATORE: Gli corriamo incontro, lo preveniamo, lo superiamo. Ci presentiamo a lui.

L'UOMO: Trattare con i nemici, i borghesi, i generali?

IL GOVERNATORE: No, non trattare. Ci offriamo al nemico. Comanda - noi eseguiamo. Vuole le armi, le deponiamo. Vuole denaro, gli diamo quello che c'è, vuole il cibo, gli diamo il nostro. Vuole la nostra vita, gli mostriamo il nostro sacrificio. Non può esigere niente di più. È solo e non gli resta ormai che di voler diventare come noi.

L'UOMO: E il popolo?

IL GOVERNATORE: Restituiamo quello che abbiamo avuto dal popolo. Gli portiamo i fratelli, ma finché i fratelli continuano a essere nemici, ci gettiamo davanti a loro e per loro sacrifichiamo il nostro destino! - Dai nemici! - Vado incontro al loro assalto. Corro per la città e dove fiuto solo una raffica di aria borghese, mi avvicino come uomo che non ha più l'onore del passato. - M'incammino verso i nemici, per la via dell'autoannientamento.

(Il governatore esce.)

L'UOMO: T'incammini per la via dell'amore. Io verso il popolo, per la via della distruzione.

OTTAVA SCENA - ACHTE SZENE

L'uomo, Klotz. - Der Mann. Klotz.

KLOTZ (precipitandosi): Sono corso da voi attraversando tutta la città.

L'UOMO: Il tuo occhio, la tua bocca - mi chiedo se tu non venga per dire che questo popolo è maturo!

KLOTZ: Salta fuori dal tuo universo mentale, amico! Dobbiamo andare tra loro, lavorare come se ognuno di noi avesse mille corpi - altrimenti è tutto perso! Provengo dalle prigioni sotterranee, da angoli immondi, da riunioni, vi ho cercato dappertutto. Saccheggiano, uomini vengono uccisi, anche i propri compagni. Rapina per un boccone. Un fiammifero è una proprietà. E intanto il lavoro va avanti. Una mano invisibile entra nelle masse e le spinge contro una casa. Perquisizione. Due passi accanto, la vita scorre come se non fosse cambiato niente dall'eternità.

L'UOMO: E questo fa il gioco dei borghesi?

KLOTZ: Fa il gioco dei nemici. Se prima che i borghesi rientrino in città non sopraggiunge un cambiamento, un enorme cambiamento, il popolo è perso. Tutto si frantuma, la libertà soffoca.

L'UOMO: Compagno che importa cosa succede? L'idea non vivrà in eterno in questo popolo, la libertà non circolerà immortale tra loro?

KLOTZ: No, no, no! Capita il peggio, qualcosa di spaventoso: un'orda di schiavi. La libertà sarà morta per sempre. Non abbiamo fatto ancora niente, adesso dobbiamo fare tutto.

L'UOMO: Fare tutto compagno. Sì, tutto in un attimo.

KLOTZ: Inganno! Chi dice: tutto o niente! - Pensa tutto e resta al niente. Devi avanzare passo dopo passo. Consacrare la tua vita completamente all'azione - anche senza gioia, solo per offrirla!

L'UOMO: Ma saccheggiare dicevi! Rapina! Uccidono! Dove va a finire l'idea eterna dell'uomo, dove va a finire la nostra eterna origine divina, dove va a finire la libera esistenza umana per la quale siamo nati? Mi precipito contro di loro!

KLOTZ: No, mai! Non fermarli. Se li fermi, se predichi loro la luce per frenarli, servi le tenebre.

L'UOMO: Ma l'assassinio? Servono il diavolo.

KLOTZ: No, servono Dio. Devono passare dalla bassezza per riconoscerla. Devono macchiarsi per poter vedere la purezza.

L'UOMO: Ma per quale motivo distruggono? Noi, noi siamo i fratelli della comunità. Lottiamo per l'umanità. Ma loro, la loro vita è una pozza di sangue. E per cosa?

KLOTZ: Anche loro per l'umanità!

L'UOMO: E noi? Cosa dobbiamo fare allora?

KLOTZ: Sacrificarci.

Klotz: Uns opfern.

L'UOMO: Cadere? Liberati del mondo?

Der Mann: Untergehen? Befreit von der Welt?

KLOTZ: No, non liberati del mondo, ma caricarsi sulle spalle tutte le sfere universali del cielo. Non cedere, ma andare tra loro. Diventare uno di loro.

Klotz: Nein, nicht befreit von der Welt, sondern mit der Last aller Weltkugeln des Himmels auf den Schultern. Nicht untergehen, sondern unter sie gehen. Einer von ihnen werden.

L'UOMO: Come - uccidere insieme a loro? In quale baratro infernale sto cadendo!

KLOTZ: Non uccidere! Non uccidiamo. No - stendi le braccia e nuota tra loro. Devi rafforzare la loro onda tanto che scorra attraverso te e solo con te continui a vivere la forza del loro colpo sincronico!

L'UOMO: Ma noi siamo i capi.

Der Mann: Aber wir sind die Führer.

KLOTZ: Ascolta le voci che si levano dalle tenebre alla luce del giorno. Ascolta il segreto della terra: non ci sono capi. Comando è inganno! Devi essere una parte, una loro piccola cellula; solo un sussulto nei loro muscoli.

Klotz: Lausche auf die Stimmen, die aus dem Dunkel ans Tageslicht steigen. Höre das Geheimnis der Erde: Es gibt keine Führer. Führertum ist Betrug! Du mußt ein Teil sein, eine geringe Zelle von ihnen; ein Zucken nur in ihren Muskeln.

L'UOMO: E il fine ultimo? L'eternità? L'assoluto indivisibile? La libertà?

KLOTZ: Uomo, devi tendere solo a una cosa. Al fine ultimo, supremo da dove proveniamo. Ma ci devi arrivare attraverso i nostri corpi finiti, caduchi, impuri, attraverso la pena dell'umiltà, attraverso il sudore del peccato. Devi volere tutto, l'estrema, la suprema libertà degli uomini, così intensamente che essi stessi possono mandare la sfera terrestre per lo spazio - devi volerlo e devi sapere che lo farai solo a poco, a poco, da popolo a popolo, da città a città, da uomo a uomo. È difficile. Per arrivare all'infinita felicità umana, dobbiamo attraversare la distesa di macerie dell'umanità.

L'UOMO: E credi che si possa fare così facilmente? L'idea ci circonda con una corazza spinata, non possiamo seguirla senza ferire il nostro prossimo.

KLOTZ: Rivoltala la corazza spinata; non ferire gli altri, trafiggi te stesso! Dobbiamo sacrificarci, sacrificarci per primi.

L'UOMO: Ritirarsi?

KLOTZ: Di più, di più, offrire tutta l'esistenza! Siamo stati i capi, ci siamo innalzati, ci siamo diretti come fiumi a smuovere le masse. È stata la nostra colpa! Il mondo si rinnova. Non abbiamo più alcun diritto di essere. Non possiamo più esistere. La libertà deve andare oltre noi. Non più noi liberiamo gli uomini, essi stessi lo fanno sul nostro corpo. Il sacrificio della nostra vita è la nostra estrema verità - la nostra prima azione. Dobbiamo morire, scomparire - attraverso il popolo!

L'UOMO: Scomparire attraverso il popolo. Il mondo da dove siamo giunti è affondato.

KLOTZ: Il sacrificio della nostra vita attraverso il popolo: solo questo è il tuo amore! E solo allora il nostro sangue circolerà dentro loro, solo allora il battito del nostro cuore sarà un colpo possente allo spirito divino.

L'UOMO: Con il nostro sacrificio il mondo si rinnova! Corro insieme a loro? Strepito insieme a loro per le strade, forzo le porte? Grido insieme a loro "fame"?

KLOTZ: Gridi "fame!" insieme a loro, ma intendi: libertà.

NONA SCENA

Gli stessi, il popolo (fuori), poi la donna, due gruppi di gente, il vecchio, il gobbo, lo storpio, un giovane.

IL POPOLO (fuori): Fame!

(La donna appare all'improvviso, dietro e intorno a lei un groviglio di gente. Tra il popolo: ragazzi, vecchi, uomini, il gobbo, lo storpio e i due vecchi prigionieri.)

LA DONNA: Persi! Persi se non interveniamo noi! I capi cedono, trattano. I borghesi sono in città: infilano in tutti gli angoli con i capi. Glielo faremo vedere noi come si scuote una noce dall'albero.

VOCI DA UN GRUPPO DI GENTE: Qui. Seguiamola!

VOCI DALL'ALTRO GRUPPO DI GENTE: Perché seguirla? Non la conosciamo!

VOCI DAL PRIMO GRUPPO: Una donna! Sa sempre dove c'è da mangiare!

VOCI DALL'ALTRO GRUPPO: Siete le vittime di tutti i tradimenti!

VOCI DAL PRIMO GRUPPO: Siete le vittime di tutte le menzogne!

L'UOMO: Menzogna e tradimento! Ci siete dentro!

UN VECCHIO DEL POPOLO: Cosa possono fare? Non abbiamo niente da dare.

UN GIOVANE DEL POPOLO: Non possiamo che stare meglio.

LO STORPIO: Menzogna - è stato il primo complimento, non l'abbiamo mai sentito.

IL GOBBO: Mai sentito? Non abbiamo sentito altro. È così che ci hanno sempre aggirato!

IL GIOVANE: È uguale. Non abbiamo niente da perdere!

IL VECCHIO: Niente da perdere! Pettegolo! Bugiardo! Tutto, tutto: la vita! La vita! - Finalmente ci si potrebbe riposare!

L'UOMO: Riposare! Dovete riposare! Lasciar cadere le mani, guardarle. Non aspettare il prossimo fischio che chiama al lavoro, tremando d'ansia.

IL VECCHIO: E vivere?

L'UOMO: Poi vivrete più che mai. Ma in questo modo i nemici vivono di voi!

IL GOBBO (rivolto all'uomo, a Klotz, alla donna ): Perché ci siete ostili? Cosa volete da noi?

TUTTO IL POPOLO: Cosa volete da noi?

LA DONNA: Ah! Sfiducia!

L'UOMO, KLOTZ: Sfiducia!

PRIMO PRIGIONIERO: Alt, sono compagni! Garantisco io per loro. Mi conoscete. I miei anni sono rimasti in prigione, per voi. Lo sapete.

IL GOBBO: Passato. Non vale più. Non abbiamo niente delle vostre prigioni.

LO STORPIO: Anche voi siete borghesi! Siete così distanti da noi come gli altri: siete esattamente striscianti e fiacchi come loro!

KLOTZ: Fiacco? Chi è fiacco? Tu, popolo, sei docile e con te nelle mani fanno quello che vogliono!

IL POPOLO: Vogliamo la vita! Vita!

DECIMA SCENA

Gli stessi, Nauke.

NAUKE (arriva incespicando con un pacco di carta in mano): Ce l'ho! Ce l'ho! Ce l'ho! Ho cibo per tutti.

IL POPOLO (si lancia contro di lui): Volantini!

NAUKE: So dove trovare da mangiare! So dove trovare della brava gente! Ce n'è per tutti! Chi viene con me? Qui!

(Getta i volantini tra il popolo, anche in terra.)

Così sapete cosa dovete fare!

(Popolo: leggero tumulto intorno ai volantini.)

L'UOMO: Tu li vuoi abbandonare!

NAUKE: Voglio salvarli!

KLOTZ (rivolto al popolo): Non credeteci! Non è vero! Vi ingannano! Vi mentono. Non vi daranno nemmeno il cibo che vi hanno promesso! Lo so: strepitate perché vivete come schiavi!

L'UOMO: Vi scongiuro, resistete fin a quando vedrete che i borghesi mentono!

NAUKE: Con me. Il dolore è finito!

IL POPOLO (grida di giubilo): Vita!

(Nauke esce. Il popolo lo circonda, escono di corsa con lui.)

UNDICESIMA SCENA

Gli stessi senza Nauke e il popolo.

KLOTZ: Li porta dai borghesi. Adesso è il momento. Ora la nostra vita non è più niente. Ora la nostra forza nel popolo!

L'UOMO: Presto fermiamoli!

KLOTZ: Non possiamo più fermarli. Dobbiamo rovesciare tutta la città, farla saltare!

L'UOMO: Oh, se iniziano a trattare, è troppo tardi!

KLOTZ: Non è possibile che sia troppo tardi. Ciascuno di loro deve solo per un secondo riscoprirsi. Così è tutto di guadagnato.

L'UOMO: La nostra volontà! Avanti!

KLOTZ: Milioni di volte ci dobbiamo dividere e lanciare ogni nostra goccia di sangue sugli uomini in segno di amicizia.

L'UOMO: Presto seguiamoli!

(Klotz e l'uomo escono.)

DODICESIMA SCENA

La donna.

LA DONNA (sola): Sfiducia. - Fame. - L'aria intorno a me freme di uomini, stanno stretti e affannati, azzannandosi nella lotta. Un antro rimbombante mi circonda. Vento nero di voci notturne. - Rumore, grida. Come posso uscirne? Per andare dagli altri? - Mi sentite? Vi posso lanciare una parola che vi raggiunga oltre i muri? Posso muovermi in volo per mille volte attraverso la tempesta fino a voi? - Ah - ecco una voce che parla per voi!

(Raccoglie uno dei volantini fatti cadere da Nauke.)

Carta, parole stampate. Un appello - ah, e serve? Serve? Sanno poi dove andare?

(Legge):

"Popolo! L'ora della tua fortuna è giunta! Prenditi i tuoi diritti. Prenditi da solo la libertà di cui ti senti degno."

(Interrompe la lettura.)

In queste lettere, il nero fra il bianco, si allunga un sinistro sogghigno. - Inganno! - Dovrebbe essere: "Uomo!" "Uomo" - allora mi avrebbe convinto, allora ci avrei creduto! "Uomo prenditi da solo la tua libertà." Lo vedo, lo vedo che c'è - inganno!

(Legge):

" ... porgere la mano ai tuoi avversari ... non sono i tuoi avversari ... accettare il lavoro ... stasera grande distribuzione di generi alimentari ... segno della riconciliazione ... la lotta è finita ...".

(Appallottola il volantino.)

Inganno! E io sono nel mezzo mentre centomila mani prendono questi fogli. Queste parole precipitano in occhi stanchi, inermi, uomini le riferiscono alle donne, le donne le ripetono come grida di speranza! Oh, un aiuto, un aiuto che una volontà con mani e fiamme infocate sibili su queste carte e corroda la menzogna prima che divori le vene degli uomini! Uomo! Uomo, prenditi da solo la libertà! Uomo, sei nelle tenebre. Le tenebre sono la tua dimora: spalanchi la bocca dal tuo antro buio solo per mangiare e inghiotti una goccia di luce. Sfoghi il tuo sesso nella notte più amara e una luce fiammeggiante ti passa davanti accarezzandoti! Uomo, il tuo spirito vola nella luce! Invoco il tuo spirito! Uomo, invoco il tuo amore! Uomo, scuotiti! Ascoltami, operaio! Ogni giorno stringi, albero sotterrato pallido e tremulo, le braccia alla macchina; operaio, spirito dentro di te, sei uomo! Ogni giorno ti schiacci come un ramo malato sul tavolo e conti; uomo, lascia cadere i libri che ti stanno davanti! Ogni giorno stai ritto su un podio e parli ai poveri, uomo, sussurra la tua luce nella parola per i fratelli. Uomini, donne, operai, perseguitati, oppressi, voi nelle tenebre, nelle fabbriche, nelle camerate, ridotti alla fame, che a stento vi ricordate di uscire dalle tenebre. Grido per voi. Volate nella luce. Voi siete la luce. Avanti contro le tenebre. Fratelli, sorelle! Rivolta contro le tenebre! Rivolta! Libertà! Uomini! Libertà!

(Cade a terra.)

TREDICESIMA SCENA

La donna, l'uomo.

L'UOMO (entra in scena, da destra): Amata, anima mia, corpo mio, amica mia! Lascia che ti tenga e ti stringa a me. Ti accarezzo. Appoggio il capo su di te e ascolto il tuo respiro. Oh, parlami. Da quando mi sono svegliato hai percorso con me tutta la vita. Ti sei voltata per guardare gli uomini se diventavo debole. Eri testarda, la tua ostinazione mi ha spinto ad andare avanti quando mi sentivo a terra. Eri decisa quando esitavo, anche se eri malata e stanca. Hai creduto e io ho creduto. Mia amata, mio prossimo, mia sorella, mia donna, mia compagna! Ora stringiti a me, ora dammi la tua tenera mano. La mia ora è arrivata. La nostra ora è giunta. Dovrò andare là, scomparire nel sangue. Morire. Lo so. Non c'è altro da fare. Il nemico è in mezzo a noi. In città. Mi ci imbatto ovunque, non lo posso prendere, è invisibile. Non è più tradimento! Più di uno ci ha ripudiato. Vincono! Dissolvono la città; penetrano nei corpi e nelle volontà e li paralizzano! È la fine.

LA DONNA: Mio amato. È anche la mia ora. Cosa vuoi fare?

L'UOMO: La città o io! E forse se faccio saltare in aria la mia vita, i fratelli che si sono ridestati insieme a noi, si mettono in marcia con me e si sacrificano; e io so, il nostro respiro scorrerà nel popolo e tutti s'innalzeranno come fiamma fino a divenire uomini liberi!

LA DONNA: La tua volontà è la mia!

QUATTORDICESIMA SCENA

Gli stessi, il malato.

(Il prigioniero malato entra in scena dalla botola.)

IL PRIGIONIERO DELLA NAVE: Finalmente vi trovo. L'esercito borghese mi manda dai fratelli astrali.

L'UOMO: Sei tu? Ci hai visto sulla nave e non sapevi che non accettiamo mediazioni e non tradiamo? Il messaggio dei borghesi ai nostri orecchi resta un discorso vuoto. Eri nella nostra comunità. Perché sei passato dai borghesi, dai nemici?

IL PRIGIONIERO DELLA NAVE: Non sono passato dai borghesi. Sono dei vostri. Appartengo agli umili, non ho fatto niente per cui dobbiate diffidare di me. Vi porto buone notizie: di là l'esercito nemico non è più forte, non è più una foresta minacciosa piena di alberi d'acciaio. L'esercito si sta indebolendo. Oggi migliaia di donne dalle fila dell'armata borghese gridano dietro ai loro soldati la parola: "Uomini!" Gli uomini allungano i pugni in segno di ribellione e non possiamo più ucciderli. Oratori compaiono all'improvviso davanti alle masse e gridano lo scherno e il monito contro le armi. L'esercito borghese sta cedendo. Noi che di nascosto gli insinuiamo il dubbio, non siamo soli. Voi in città avete degli amici fuori. Ascoltatemi: raccogliete la forza che ancora trovate qui, tentate una sortita. Un vostro grande attacco, l'ultimo giorno di violenza e vincete i borghesi!

L'UOMO: Sei venuto da amico. Ma ti sei sbagliato: restiamo.

IL PRIGIONIERO DELLA NAVE: Restate? Siete troppo deboli? Siete solo voi a pensarlo. Vi dico una cosa: anche la forza più debole vince questo esercito, se ora siete decisi a spingerla fuori dalla città.

L'UOMO: Restiamo.

IL PRIGIONIERO DELLA NAVE (rivolto alla donna): Aiutami. Dall'altra parte le donne non si trattengono dalla rabbia.

LA DONNA: I muri cadono.

IL PRIGIONIERO DELLA NAVE (rivolto alla donna): Fermano l'esercito. Voi dovete vincerli. Fa' che i vostri uomini combattino.

LA DONNA: Li ho chiamati. So che ci sono forze diverse dalla vittoria. Non esorto alla lotta.

IL PRIGIONIERO DELLA NAVE: Non volete combattere? Allora venite da noi. Riunisci i fratelli. Devono venire tutti di qua, da noi. Travestitevi e abbandonate la città attraverso il passaggio sotterraneo. Mescolatevi tra il popolo, entrate nell'esercito - diffondete la paura e la disperazione tra il popolo di là e nei cuori dei soldati. Potete farlo. Cercate di finirli, che si uccidano a vicenda.

L'UOMO: Non è questa la nostra volontà. Restiamo.

IL PRIGIONIERO DELLA NAVE: Ascoltate la mia ultima parola, dell'amico che avete fraternamente salvato. Venite, venite! Anche solo per lasciare la città. Vi nascondiamo. Vi salviamo. Da noi di là, oltre i bastioni e le trincee, sui campi aperti, siete in salvo. Qui, nella passività, trovate la morte certa insieme alla morte della città.

L'UOMO: La nostra azione è diversa da quella della forza. La nostra azione è: restare.

IL PRIGIONIERO DELLA NAVE: Conosco solo il vostro amore fraterno, non conosco la vostra forza. Sono solo uno dei tanti, vi riferisco delle notizie. Di più non ho potuto fare. Ma non combattere e rimanere, è la vostra rovina!

LA DONNA: Torna indietro e di' loro che noi non combattiamo. Dillo a tutti quelli che ascoltano da vivi. Lo so: questo sarà più grande di una battaglia.

L'UOMO: Di' loro che ci hai mostrato la morte. Restiamo.

QUINDICESIMA SCENA

Gli stessi, Anna.

ANNA (entra in scena): Amici, è l’inizio! Le prime fabbriche si fermano!

L'UOMO: Finalmente! (Rivolto al prigioniero della nave): Presto! Veloce dai tuoi. Grida loro da parte nostra: "Il lavoro è fermo!" Togliete le vostre mani dalle macchine e allungatecele da questa parte! - Su tutta la terra, presto, i fratelli si abbracciano - ora più che mai restiamo. È l'ultimo corridoio di fuoco: attraversiamolo!

(Fine del terzo atto.)

QUARTO ATTO - VIERTER AKT

PRIMA SCENA

Scena come nel terzo atto.

(Nauke entra in scena. Con lui il capo dei borghesi e altri tre borghesi.)

NAUKE (rivolto ai borghesi): Lo vedrete, ci crederete! Ve l'avevo detto io! Possiedo il potere supremo, comando la volontà. Non mi ritenete capace? Dubitate di me? Mi considerate un uomo semplice? Vi dico che posso, l'ho imparato; so come si fa, l'ho visto parecchie volte in viaggio. Basta la buona volontà e si conquista tutti. Il popolo? Volete che il popolo si pieghi, riprenda a lavorare e vi corra dietro docile come vitelli in cerca di latte? Subito. Mi rimbocco le maniche, imploro, scongiuro - e un minuto dopo è in mano vostra!

IL CAPO DEI BORGHESI: Non capiamo. Se puoi fare ciò che dici vieni ricompensato. Ma è l'ultima volta che ti diamo ascolto. Giriamo da ore per la città senza sapere perché, non concludiamo nulla. Possediamo, abbiamo il potere, abbiamo le armi, possiamo far andare tutti in rovina, opporre loro resistenza, - e non vediamo dove andiamo. La resistenza retrocede molle come pappa. Siamo alla fine. Ora, ora dobbiamo vincere altrimenti abbiamo combattuto per nulla.

SECONDA SCENA

Gli stessi, l'uomo, la donna.

(L'uomo e la donna entrano in scena senza essere visti.)

L'UOMO (sullo sfondo): Ah, - là, i borghesi! Finalmente, finalmente catturiamoli! Finalmente saltiamogli addosso!

NAUKE (rivolto ai borghesi): Borghesi vi aiuto come promesso. E adesso sono io il governatore e il figlio dello spirito! (Compie gesti importanti.) Avanti popolo, ascoltami! Comando il tuo spirito! Eccomi, un figlio dello spirito e ti comando con la mia volontà! (Gesti d'importanza che circolano in aria. - Silenzio. -) Tutto tace. Buon segno. - Avanti popolo, fa' ciò che ti dico e che voglio. Ti scongiuro davanti alla morte: seguimi! Ecco i tuoi benefattori! Sono ricchi e possono farti regali, sono potenti e possono assumerti, sono armati e possono lasciarti vivere! Avanti popolo, spirito del popolo, ubbidisci loro, seguili! Appari, appari!

L'UOMO (si fa avanti): Piantala con questa storia.

NAUKE: Lo sapevo! È fatta, arrivano! È la volontà.

L'UOMO: Non è la volontà, è il malinteso! Un traditore non conosce mai cos'è che trascina in alto i cuori degli uomini. Va! Non fai che baccano!

IL CAPO DEI BORGHESI: Chi sei? Sei un nemico?

L'UOMO: Eccovi borghesi! Ve ne state nelle vostre maschere come se foste macchine inventate per insegnare al mondo il terrore! Sappiamo cosa siete. Portate bombe sulla schiena e quando ce le lanciate contro, questa terra si spacca in due, in povere macerie e in putrefazione eterna. Ci potete uccidere; non soffocate l'uomo eterno!

IL CAPO DEI BORGHESI: Sei il potere che in città agisce contro di noi, che non vediamo e non possiamo trovare?

L'UOMO: Il potere? Voi siete il potere! Io sono l'impotenza! Noi siamo la sacra impotenza in cui voi precipitate senza sosta e più opprimete e uccidete, più la nostra divina impotenza vi avvolge, facendovi scivolare lungo un liscio piano inclinato da cui non potete più uscire, giù nel vuoto! Chi siete? Calate le maschere, le maschere scure che portate per difendervi da noi! Abbassate queste repellenti maschere dell'orrore, borghesi e fatevi vedere in viso. Giù! Ed ecco: dalla vostra corazza di paura e di terrore sgorga la solita faccia borghese, schiacciata, volgarmente carnosa!

TERZA SCENA

Gli stessi.

(Entrano in scena: il governatore, Klotz, Anna, l'ufficiale, i due vecchi prigionieri.)

IL CAPO DEI BORGHESI: Parli da nemico. Non so perché sei ostile, - cosa volete? Non lo capiamo. Vogliamo la vostra amicizia. Vogliamo rendervi felici!

L'UOMO: In noi volete vedere solo il nemico perché non ci capite. Non ci capite perché non volete riconoscere che noi siamo la verità eterna della luce nel futuro di tutti!

IL CAPO DEI BORGHESI: Ah, adesso siete la verità e noi siamo niente. È questa la vostra giustizia?

L'UOMO: La giustizia suprema, la giustizia divina, terrena! Noi, figli della terra, noi, il popolo, siamo la verità. E voi, no, non lo siete, voi siete la violenza, la corruzione, l'oppressione, il tradimento e la maschera delle tenebre!

IL CAPO DEI BORGHESI: Vogliamo rendervi felici. E la vostra felicità non conta niente?

L'UOMO: Niente! Non abbiamo bisogno della vostra felicità. Non esiste alcuna felicità. Esiste solo la nostra vita, il nostro lavoro e la nostra opera. La felicità è la vostra esca. L'avete inventata per comprarci!

IL CAPO DEI BORGHESI: Chiamalo comprare - noi lo chiamiamo contratto.

GLI ALTRI BORGHESI: Contratto!

IL CAPO DEI BORGHESI: Chiedete. Ve lo diamo. Vi rendiamo ricchi e sazi. Vi diamo cariche e macchine, vi paghiamo di più e vi diamo il potere.

GLI ALTRI BORGHESI: Cariche, potere!

L'UOMO: Cosa volete in cambio?

IL CAPO DEI BORGHESI: Finalmente l'avete detto! - Vogliamo il popolo. Parlate al popolo. Cercate di rendere tutto com'era prima, com'è sempre stato! Poi viene la felicità.

L'UOMO: Non possiamo.

IL CAPO DEI BORGHESI: Non potete? Voi? Ma non siete i capi!

L'UOMO: Non siamo i capi.

IL CAPO DEI BORGHESI: Non siete i capi? - Allora - dove sono?

GLI ALTRI BORGHESI: Presto. I capi!

L'UOMO: Da qualche parte, un tempo, c'erano i capi. Non esistono più. Siamo uomini. Apparteniamo al popolo. Volete comprarci? Comprate individui, creature che muoiono come voi morite nel momento in cui ci comprate. Non comprerete mai il popolo!

IL CAPO DEI BORGHESI: E se non siete i capi, se i capi non esistono più - cosa vuole il popolo?

L'UOMO: Il popolo vuole vivere. Vivere unito. Libertà. Generare nuovi popoli. Rendere la terra su cui stiamo un unico corpo, il corpo del cielo che concepisce e partorisce, che diffonde il suo nutrimento a tutti quelli a cui ha dato la vita.

IL CAPO DEI BORGHESI: Sta fantasticando. Ma noi abbiamo il potere.

GLI ALTRI BORGHESI: Potere!

L'UOMO: Non fantastico più. La realtà è iniziata - il potere è finito. Non vogliamo il potere, non ne abbiamo più bisogno. Il vostro potere ha perso. Noi, gli impotenti, noi, che non abbiamo altro che la nostra vita, la nostra volontà, le nostre mani, milioni di mani umane, stiamo già plasmando la nostra nuova terra - e ci minacciate con il potere? Soffio sul vostro potere, sulle vostre armature, sui vostri pesanti ammassi di carne, soffiamo sulle vostre minacce!

IL CAPO DEI BORGHESI: Sono degli estranei.

L'UOMO: Tutti coloro che lavorano per il futuro sono degli estranei per voi. Voi siete singoli individui, volete il potere malvagio per il singolo. Noi siamo il popolo, vogliamo solo la vita.

IL CAPO DEI BORGHESI: Ostilità dunque?

L'UOMO: La vostra ostilità distrugge voi stessi. La vostra ostilità vive ormai solo con voi; con noi è passata, con noi è sparita e dimenticata come i vostri gas tossici che un tempo potevano ancora uccidere i nostri amici, ma che poi si sono persi nell'aria e sono ritornati su di voi a corrodervi la coscienza. Non siete più un pericolo per noi. Ci siamo conquistati con la lotta la nuova vita futura. Indietro con voi tra le file della vostra dissoluzione, giù con voi nelle tenebre della vostra violenza. Siete annientati. Andate!

GLI ALTRI BORGHESI: Battaglia!

L'UOMO: Troppo tardi! (I tre borghesi spariscono nella botola.)

LA DONNA, ANNA, IL GOVERNATORE, KLOTZ, L'UFFICIALE, I DUE VECCHI PRIGIONIERI (esaltando): Troppo tardi!

IL CAPO DEI BORGHESI (rivolto a Nauke): Non puoi fare più niente. Millanteria. Hai mentito. Ci hai ingannato! (Rivolto ai fratelli): Anche voi eravate borghesi - ora li combattete! Ma guardatevi dall'ora della vostra vita quando, rivedendo indietro la battaglia, vi accorgerete che il crollo dei borghesi è la vostra rovina!

L'UOMO: Questa non è una minaccia, è una speranza! La vostra fine passa per la nostra? Così trasciniamo via la nostra vita fuori da questo mondo!

IL CAPO DEI BORGHESI: Voi sradicate il tempo dalla terra!

L'UOMO: Il tuo tempo è marcio! Inizia una nuova eternità!

IL CAPO DEI BORGHESI: Ci insegnate la non-violenza - perciò avete contro di voi tutta la violenza del mondo! Muori nella tua nuova eternità!

(Gli altri borghesi lo seguono. Esce. Nauke rimane.)

QUARTA SCENA

Gli stessi senza il borghese e i tre borghesi.

L'UOMO: La violenza contro di noi - l'ultima violenza!

NAUKE (dietro i borghesi): Non capisco. Sulla nave ha sempre funzionato. Ma rimani, ascolta. Ci riprovo ancora - prima ha sempre funzionato! - Se n'è andato! Ma cosa? Cosa faccio? Non capisco! (Scorge i fratelli.) Ah voi! Ditemi perché non ci sono riuscito? Sentivo come se la mia volontà urtasse contro l'aria e si spezzasse. Cos'è successo? Non capisco. Ho fatto come voi sulla nave e questa volta è andata male! Ditemi! -

LA DONNA: E lo domandi? Tu? Un traditore!

NAUKE: Ah - sì! Dimenticavo! Mi chiamate traditore. Ma se mi comporto come voi - non è la stessa cosa, perché?

KLOTZ: No, non è la stessa cosa. Hai preso le nostre parole - ma senza il nostro scopo sono morti veli funebri - e con loro servi il nemico! Traditore!

NAUKE: Traditore! - Traditore! Si fa presto a dire. Traditore? Ma non capisco!

IL GOVERNATORE: Ciò che noi abbiamo fatto in comunione per tutti, con l'amore e la dedizione del cuore e della vita supremi, tu l'hai fatto da solo come individuo singolo per brama di potere e per inganno. Per denaro. Per la violenza! Quindi traditore!

NAUKE: Non capisco. Ho fatto come voi. Dov'è l'inganno? (Guarda i due vecchi prigionieri.) I due vecchi valgono più di me? (Guarda l'ufficiale.) Il giovane è più forte di me? (Rivolto ad Anna.) Ho dormito con lei - è migliore di me? Dite che sono un traditore? Ah, è chiaro, mi avete raggirato di nascosto, mi avete attirato in una trappola per rendermi debole, per rompere la mia eco, per umiliarmi! Io inganno!? Voi siete gli impostori! Mi avete mostrato i vostri giochi di prestigio e mi avete fatto credere che anch'io avrei potuto farli. Impostori! Traditori, traditori - voi! Dite nemici? Io servo il nemico? I borghesi? E voi? - voi bugiardi! Voi siete i borghesi, voi stessi! Borghesi! Sfruttatori. (Rivolto all'uomo.) Tu, tu sei un figlioletto borghese! (Rivolto a Klotz.) Tu sei un oratore segreto e traffichi popolo! (Rivolto al governatore.) Tu sei un ex governatore - non te lo puoi dimenticare! Mi avete sedotto, mi avete ingannato, mi avete tolto la mia vita spensierata. Vi maledico. Vi odio! La dovete pagare! Popolo, popolo, ecco i tuoi nemici, ecco i tuoi sfruttatori, ecco i borghesi. Gli impostori. I traditori. (Esce di corsa. Dall'esterno.) Popolo, popolo! Acciuffa gli impostori!

QUINTA SCENA

Gli stessi senza Nauke.

IL PRIMO VECCHIO PRIGIONIERO: Un tempo era un compagno!

L'UOMO: Ma anche noi prima non eravamo nel marcio, sottoterra, nel falso?

KLOTZ: Il passato non conta più, proprio come il vecchio corpo di una volta. Oggi siamo forti. Oggi nemmeno più la disperazione guida i nostri passi. Siamo sicuri. Oggi conta il nostro fine ultimo, la nostra volontà e il miracolo supremo o la fine!

IL PRIMO VECCHIO PRIGIONIERO (in ascolto): Arrivano. Il popolo. Il suo polso inizia a battere!

SESTA SCENA

Gli stessi, popolo, il giovane.

ARRIVA QUALCUNO DEL POPOLO: Ho freddo oggi. - Non lavoro più. - No, non muovo più una mano!

IL GIOVANE (entra di corsa): Un giornale, voglio un giornale! È da un sacco di tempo che non vedo più un giornale! Chi ha un giornale?

IL PRIMO VECCHIO PRIGIONIERO: A cosa ti serve un giornale ora?

IL GIOVANE: Oh, non capisci! Voglio vedere cosa succede nel mondo!

IL PRIMO VECCHIO PRIGIONIERO: Qui tra voi succede molto di più!

IL GIOVANE: Non lo sappiamo. Le voci corrono come le nuvole sopra le vostre teste. Alcuni dicono che i borghesi sono tra noi e hanno occupato di nascosto ogni angolo della città per ucciderci tutti. Poi si dice ancora che qualcuno ci aiuterebbe: ci sarebbe una comunità di uomini e di donne che nessuno conosce. Portano luce e riscaldamento e cibo quanto occorre - pane! E poi hanno infinite quantità di munizioni e armi nuove per distruggere gli eserciti più potenti.

L'UOMO: Pane, dici, avrebbero i fratelli.

IL GIOVANE: Sì, i fratelli, sono loro!

IL GOVERNATORE: E armi?

IL GIOVANE: Se solo sapessimo come fare per unirci a loro, saremmo salvi: cibo e armi!

KLOTZ: Sei sicuro di poter vincere i borghesi con le armi?

IL GIOVANE: Stiamo precipitando. Peggio di così non può andare.

SETTIMA SCENA

Gli stessi, il vecchio, popolo.

IL VECCHIO (entra di corsa, con lui il popolo): Armi! Armi! Da qualche parte devono esserci le armi! I borghesi sono in città. Intorno a noi avanza il muro nero d'acciaio e di gas che ci strozza!

IL GIOVANE: Non sai dove si trovano le armi? Io non lo so!

OTTAVA SCENA

Gli stessi, arriva tutto il popolo, il giovane, il vecchio, il gobbo, lo storpio.

IL GIOVANE (rivolto al popolo): Non le troviamo. È solo una voce. I fratelli non ci sono.

IL VECCHIO: Non ci sono armi.

POPOLO (grida di dolore): Morte!

IL GIOVANE: Non c'è pane!

POPOLO: Moriremo di fame!

VOCI DAL POPOLO: È finito tutto!

IL GOBBO: Niente vale più la pena. Moriamo. Crepiamo di fame o saremo uccisi.

LO STORPIO: Ma moriamo contenti! Le donne devono ridere perché è più facile soffocare godendo!

LA DONNA: Il popolo sta cadendo a pezzi. Sono io, sei tu, eravamo noi? Oh, misera ulcera vivente che si sfalda dalla terra e marcisce! Posso ancora aiutare?

L'UOMO: Putrefazione. Discesa in basso - ma vedo la salita. Possiamo aiutare. Diamo alla terra nuovo sangue. Il nostro! (Rivolto a Klotz.) Aiuta anche tu! (Rivolto al popolo.) Amici, oggi festeggiamo!

KLOTZ: Il lavoro, fratelli, il lavoro è fermo!

POPOLO (Risate. Improvvise grida di giubilo. Spinte da tutte le parti): Il lavoro è fermo. - È da tanto che è iniziata la festa!

IL GIOVANE: Moriamo senza amicizia; dobbiamo morire senza amicizia!

UNA DONNA DALLA FOLLA: Ah, non ne posso più. Lasciatemi. Basta. Voglio morire.

IL GIOVANE (in terra, debole): Non ce la faccio più.

IL VECCHIO: Ho freddo. Riscaldami.

POPOLO (diventa di colpo rigido e debole): Morire?

IL VECCHIO: Morire. Tutto è chiaro e freddo come il cristallo!

L'UOMO (rivolto al popolo): Fratelli! Sopportate. Non disperate!

VOCI DAL POPOLO: Cosa vuoi?

L'UOMO: La vostra salvezza!

IL GOBBO: Chi ci parla di salvezza?

L'UOMO: I fratelli!

IL POPOLO (balza in alto): Salvezza! Pane! Armi! Vittoria!

IL GOVERNATORE: Sì, vittoria. Ma senza armi!

IL GOBBO: Senza armi?

IL GOVERNATORE: Non abbiamo armi.

LO STORPIO: Ci portate del pane?

KLOTZ: Non ne abbiamo!

L'UOMO: Vi portiamo la forza!

NONA SCENA

Gli stessi, Nauke.

NAUKE (entra di corsa): Inganno! Eccoli! Prendeteli! Abbasso gli imbroglioni. Uccidete le canaglie, vi portano disgrazia, portano disgrazia a tutti! Uccideteli! Vi mentono. È colpa loro se morite di fame. È colpa loro se combattete con i borghesi. Senza di loro avreste cibo e vivreste tranquillamente! I borghesi vi tengono in pugno, siete sconfitti! Uccidete i falsi fratelli, è l'unico modo per salvarvi dai borghesi, altrimenti venite uccisi anche voi.

L'UOMO: Popolo ascoltami! I borghesi sono sconfitti!

NAUKE: Mente stanno marciando contro di voi.

L'UOMO: Tutti noi, voi e noi, siamo più forti di tutti i borghesi del mondo!

LO STORPIO: A chi si può credere?

IL GOBBO: "Noi"? Chi è questo - "noi"?

KLOTZ: "Noi", siamo tutti noi qui, tutti i popoli della terra, tutti quelli che vogliono lavorare, pensare, vivere!

NAUKE: Spia! Agente segreto!

VOCI DAL POPOLO: Rimangiare! Rimangialo! Prova!

NAUKE (si prepara a parlare): Popolo! Eroi!...

VOCI DAL POPOLO: Non ci sono eroi! Abbasso il mascalzone! Rimangia la parola!

ALTRE VOCI: Abbasso il mascalzone! Le sue parole ci ingannano!

LA DONNA: È il vostro traditore!

ANNA: Ha guidato i borghesi in città!

NAUKE: Vi portavano il cibo!

POPOLO: Cibo!

KLOTZ: Mente! Mente! Non vi portavano niente, l'avete visto - niente! Voi morite di fame perché l'hanno voluto loro!

NAUKE: Popolo, vincitori ...

POPOLO: Non siamo vincitori. Mente. Abbasso!

IL GOVERNATORE: Lasciatelo! È solo debole e insicuro! Noi siamo i colpevoli, noi i figli della terra, noi i fratelli astrali, noi i ridestati. Sacrificateci - così vincerete!

IL GIOVANE: Siete i salvatori?

IL GOVERNATORE: Non abbiamo armi. Non abbiamo pane!

IL GIOVANE: Come ci salviamo?

IL GOVERNATORE: Il nostro incedere lieve non vi raggiunge ancora. Prendeteci: uccideteci se volete. Uccideteci se dovete vedere come la nostra anima vive dentro di voi: l'umanità! Inghiottiteci. Fateci scomparire sotto i vostri piedi e i vostri pugni - e avete le nostre armi.

IL GIOVANE: Le vostre armi?

KLOTZ: La nostra volontà.

L'UOMO: Il nostro pensiero, il nostro lavoro: il vostro pane!

LA DONNA (si precipita in mezzo ai fratelli): No! No! Troppo! Fermatevi. Non il sacrificio! Vivete ancora amici. Insieme abbiamo attraversato le paure del mondo e ora volete morire! Per questa volta soltanto non lasciate che il vostro pensiero cammini verso la realtà. Restate! È spaventoso su questa soglia, l'ultima!

L'UOMO: No, donna non torniamo indietro. La nostra via ci costa la vita.

LA DONNA: E la tua opera? Si compie se muori?

L'UOMO: Si compie solo se non mi appartiene più!

LA DONNA: Morire - sacrificio? Se non resta altro, allora la terra è un deserto!

L'UOMO: No, è il nuovo regno del domani! Dobbiamo solo volere e fare!

IL GOVERNATORE: Ho pronunciato la parola: sacrificio. Ho dettato la legge. Poco fa sono ritornato una bestia come un tempo. Dettavo le leggi. Sempre corrotto. Ho peccato anche se in nome della salvezza. L'ultima volta, non resta niente altro. Dobbiamo andare fino in fondo.

NAUKE (rivolto al popolo): Vedete come discutono? Vedete là il nemico - devono andarsene! Ascoltatemi! Non vi aiutano se vivono. Sono degli estranei! Parlano una lingua diversa dalla vostra. Non vedete i nemici? Udite le loro parole, vedete come sono fatti!

IL POPOLO: Parlano un'altra lingua. Sono degli estranei.

KLOTZ: Popolo tu indugi. Credi a noi quando ti diciamo per l'ultima volta che non abbiamo bisogno di lusinghe.

VOCI DAL POPOLO: Andate! Lasciate la città!

L'UOMO: E la vostra battaglia? Volete soccombere? I borghesi vi saltano addosso e vi picchiano fino a ridurvi in schiavi inermi!

IL POPOLO: I borghesi?!

IL GOVERNATORE: Chi siete? Pensate a chi eravate prima di nascere! Immergetevi dentro di voi - passate sopra di noi perché siamo degli estranei per voi e guardate in voi stessi: così - per una volta saprete che la terra vi appartiene, il campo, la fabbrica come il vostro braccio! Avete dimenticato. Oggi avete sofferto la fame di là ridotti allo stremo. State invecchiando. Dovete avanzare verso la nuova giovinezza, ascoltare di nuovo il ronzio dei canneti sul vostro fiume. Dovete immergervi dentro di voi. E fuori oltrepassateci con un salto senza timor servile; se no mai vi libererete della vostra guercia ambiguità. Popolo, la tua sicurezza e la tua forza ci superano! Così siete forti anche contro i borghesi.

IL POPOLO (spaventato): I borghesi!

NAUKE: La paura dei borghesi vi rende ciechi? Questi qui sono contro di voi! Fuggite dai borghesi? Ecco i vostri borghesi!

KLOTZ: Popolo, siamo noi, noi. Aspettate la violenza? Esercitatela su di noi! Soffrite la fame? Prendetevi le nostre bocche! Continuate a credere che noi siamo i vostri capi? Volete sapere chi siamo? Vi racconto tutto, l'infamia delle infamie! Stanotte ho fatto un sogno - sono solo uno di noi - e ho sognato la nostra verità perché il sogno spingeva via i catenacci della mia farsa. In una sala dal pavimento liscio, ampio c'era un comandante, un sanguinario. Io stavo curvo davanti a lui. A cosa stavo pensando? Pensavo al reggimento d'onore che mi veniva conferito. "Vai a prendermi un’auto!" gridò il tiranno. Mi sentivo molto onorato e corsi fuori umile come un servo. Sarei andato a prenderla, ma mi sono svegliato. Così sono io, così siamo noi. Dopo questo sogno ho ancora il diritto di lavorare per gli uomini?

VOCI DAL POPOLO: Tradimento! Ci vendono ai tiranni! No, non fategli niente, è solo un sogno!

KLOTZ: Solo un sogno? Ma non sapete ancora il peggio. Adesso ve lo mostro. (Serra il cavo delle mani l'uno sull'altro e lo stende in avanti come se racchiudesse qualcosa.) Sapete cosa tengo in mano? Qui? Onorificenze, decorazioni, documenti, lettere confidenziali e progetti di sovrani nemici! (Il popolo in agitazione violenta.)

L'UOMO (sottovoce a Klotz): Cos'hai in mano?

KLOTZ (sottovoce all'uomo): Lo sai - niente! (Ad alta voce al popolo.) Popolo, così ti lancio questi tesori di onore e di ricchezza! Disprezzali, sono il tuo peggior pericolo! (Con le mani compie un ampio movimento come per lanciare qualcosa sulle teste della gente. Il popolo guarda in alto e stende le mani per prendere.)

UN GRUPPO DI GENTE: Pericolo, ci vende! Infamia!

L'ALTRO GRUPPO DI GENTE: Dov'è? Chi ha avuto qualcosa? Hai preso qualcosa?

TUTTO IL POPOLO: Non c'è niente! (Grida di rabbia.) Menzogna!

NAUKE (con voce stridula): Vogliono che moriate di fame!

VOCI DAL POPOLO: Chi sono? Estranei. Bugiardi. Traditori. Non sanno niente di noi. Ingrassano a spese nostre.

IL GOBBO: Vedete come si comportano!

LO STORPIO: Vedete la loro insolente leggerezza.

NAUKE: Popolo, vi hanno impedito di trovare del cibo! Hanno fatto sparire i nostri salvatori. Hanno sconfitto i borghesi. (Tra il popolo strepito crescente.)

IL GOVERNATORE (superando il rumore): Non sconfitto. Noi non vinciamo. Non c'è alcuna vittoria! Via la vittoria dal mondo! Non siamo soldati, siamo uomini! Non vi libera la vittoria - solo la vostra consapevolezza!

IL POPOLO (strepitando): Morte!

DECIMA SCENA

La folla si precipita sull'uomo, su Klotz, sul governatore e li trascina nel mezzo.

ANNA (erompe): Vengono trucidati! Non lo sopporto più questo sacrificio! Sono con voi. Voglio morire con voi!

LA DONNA: Liberazione! Perché restiamo fermi? Liberiamoli!

PRIMO PRIGIONIERO: Siamo in pochi!

LA DONNA: Allora moriamo con loro.

ANNA, LA DONNA, I DUE PRIGIONIERI, L'UFFICIALE: Fratelli, moriamo con voi! (Fanno per dirigersi verso di loro.)

KLOTZ (dal mucchio): No restate! Dovete vivere! Ci sacrifichiamo affinché andiate tra tutti i popoli della terra a insegnare la devozione per l'umanità!

IL GIOVANE: Oh, corrente che mi sospingi! Non lo sapevamo ancora? Dentro di noi scorre la volontà!

L'UOMO (rivolto al popolo): Ancora un passo e sarei diventato come voi. Adesso siete voi a diventare come me!

IL POPOLO: Scherno! Si burla di noi! (All'uomo vengono legate le mani.)

IL GOVERNATORE (rivolto all'uomo): Questo è il tuo peccato anche se hai ragione. La tua ultima superbia!

L'UOMO (con le mani legate): Ho paura di morire. Ma muoio per voi. Rilancio la scintilla che da millenni è caduta dentro di me - fate che arda dentro di voi!

IL POPOLO (paura improvvisa): Non più sangue fratelli! (Rivolto ai fratelli.) Un miracolo, fate un miracolo con la vostra volontà!

IL GOVERNATORE: Deve essere così. Il miracolo, popolo, e la volontà non sono più con noi, adesso sono con voi.

IL VECCHIO: Il miracolo è con noi? Allora non dobbiamo morire, allora possiamo vivere?

L'UOMO: Popolo, ci hai sottomesso, ora festeggia il tuo successo.

KLOTZ: Tripudio universale! Popolo, sei libero. Il lavoro si è fermato dappertutto. Adesso respira la nuova forza per domani!

IL GOVERNATORE: Tripudio universale! Giorno di gloria universale! Il nostro sacrificio - il tuo gioco per fare festa! Ora salta e balla! (Rivolto alla folla.) Il nostro sacrificio - poi ti svegli con la pura forza del domani!

IL GIOVANE: Tripudio universale!

IL POPOLO (in movimento): Giorno di riposo universale! (Da qui in poi tra il popolo moto d'estasi crescente.)

IL GIOVANE (semidisteso per terra): Tripudio universale! Festeggio! Giorno di riposo universale! Le mie mani giocano. Oh, da quanto tempo non lo facevo. Finalmente rivedo l'erba crescere intorno a me; in alto sopra le nuvole bianche, si libra l'azzurro bagliore aereo! Tripudio universale! Oh, amicizia, amicizia di tutti gli uomini!

IL POPOLO: Tripudio universale!

(Si leva un delirio orgiastico. Si accalcano uno contro l'altro con maggior furore, si minacciano, si abbracciano, si spingono, cadono alla rinfusa.)

NAUKE (nel mezzo incita il popolo che si muove all'impazzata): Da bere!

IL VECCHIO: Non c'è niente da bere!

NAUKE: Allora il nostro divertimento, il nostro gioco! Il sacrificio - dimenticate! Il sacrificio, l'avete voluto voi! Il sacrificio è promesso!

IL GOBBO: L'esecuzione! Se non abbiamo niente da mangiare - allora vogliamo qualcosa da guardare!

IL POPOLO (l'orgia cresce sempre più): Sì, sì! L'esecuzione!

KLOTZ: Popolo, riconosci la tua forza!

L'UOMO: Popolo, inizia la tua nuova vita! L'ultima violenza contro di noi!

IL GOVERNATORE: Popolo, adesso non hai più bisogno di capi. Usciamo di scena. Per l'ultima volta un ordine: distruggi e crea!

IL POPOLO: Abbasso i capi! Anche noi siamo forti!

(Tutto il popolo si lancia contro i tre.)

UNDICESIMA SCENA

Rullo di tamburo. Il popolo circonda l'uomo, Klotz, il governatore e li picchia.

IL POPOLO: Cadono. - Sono morti.

IL GIOVANE: Morti! - I miei fratelli! - Morti!

IL GOBBO: Dove sono? Non li vedo più!

(I tre - l'uomo, Klotz, il governatore - sono scomparsi sotto i pugni della folla. Il popolo strappa loro i vestiti dal corpo, continua a bastonare i vestiti vuoti e li spinge fuori dalla scena.)

LO STORPIO: Sono spariti!

IL VECCHIO: Cosa fate? Guardate! Alt! Voi accecati! Voi bastonate vestiti vuoti e brandelli! (L'orgia del popolo diminuisce velocemente.)

IL GIOVANE: Dove sono? Morti? Non vedo niente!

IL POPOLO (Tiene impaurito le vuote divise che ha picchiato, improvvisamente un forte urlo raccapricciante): Ah! Violenza! -

NAUKE: Presto perquisiamo le tasche per vedere se ci sono soldi! (Arraffa nelle tasche delle divise vuote, con le mani tira fuori il denaro.) Vedete; finalmente - il mio futuro è assicurato! (Corre via.)

PRIMO VECCHIO PRIGIONIERO (lo segue): Pezzente cosa stai facendo? Ladro! Oh, stupido - il denaro non conta più domani!

IL POPOLO: Violenza! - Siamo persi! La fine!

DODICESIMA SCENA

Gli stessi senza l'uomo, Klotz, il governatore, Nauke.

IL GIOVANE: Assassinio! Assassinio! L'avete uccisi. C'è stato un massacro universale. Vendetta! Vendetta per i capi. Vendetta per l'assassinio!

VOCI DALLA FOLLA: Assassinio! - Vendetta per l'assassinio!

LO STORPIO: Non siamo colpevoli, l'hanno voluto loro!

IL GOBBO: Insurrezione! Aiuto, uccideteli. Abbasso i rivoltosi!

SECONDO PRIGIONIERO: Uccidete donne e bambini. Assassini, ma non potete uccidere l'uomo!

IL GIOVANE: Vendetta! Abbasso gli assassini! Sono morti, i capi morti!

SECONDO PRIGIONIERO: Più della vendetta! Ci hanno lasciato qualcosa di più elevato: dalle loro vesti lacerate si innalza l'umanità!

PRIMA GUARDIA: I capi sono morti. Ma senti nella tua devozione il loro spirito: la loro volontà immortale opera tra noi, viva, in eterno!

IL GIOVANE: Morti, morti i grandi!

PRIMO PRIGIONIERO: Sono morti per noi. Noi umili viviamo. Con noi continuano a vivere! È giunto il nostro tempo.

PRIMA GUARDIA: Milioni di vite hanno inizio. Il popolo - per la prima volta il popolo! Il miracolo è sceso sul mondo!

SECONDO PRIGIONIERO: Non il miracolo - l'azione! Non siamo più gli umili. Siamo ascesi dalle tenebre alla luce - i compagni tra tutti i popoli della terra. - Ora i potenti del mondo avanzano per combattere contro di noi, come contro il nemico più terribile!

IL GIOVANE: Con voi! Il mio lavoro ha inizio!

TREDICESIMA SCENA

Gli stessi, le tre rivoluzionarie arrivano di corsa.

PRIMA RIVOLUZIONARIA: È successo un miracolo!

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Ecco la felicità!

TERZA RIVOLUZIONARIA: È l'ora della libertà!

IL GIOVANE: Non sapete che qui imperversa la morte? - Felicità? Cos'è? Conosciamo ormai solo il futuro e la nostra volontà!

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Demoliscono i bastioni che circondano la città!

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Riempiono di terra le trincee!

TERZA RIVOLUZIONARIA: Gli uomini si precipitano fuori della città per i campi e gridano a tutti "libertà" e "fratellanza"!

SECONDA RIVOLUZIONARIA: Lampi di scintille ci arrivano di là e giungono messaggeri: in tutti i paesi della terra il popolo si saluta!

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Il fumo riprende a salire dalle case.

TERZA RIVOLUZIONARIA: Dai boschi arrivano infinite schiere di forestieri, fitte come fogliame. Sventolano le nostre bandiere e quando i nostri li incontrano, si stringono in un abbraccio fraterno!

PRIMA RIVOLUZIONARIA: Sentite! Sentite sopra di noi, intorno a noi, in alto il ronzio? I telegrafi diffondono il nostro messaggio a tutti gli amici della terra!

L'UFFICIALE: Vi apparteniamo. Voi siete noi. Noi siamo il popolo. Uniamo con forza le braccia: vogliamo lavorare! Lavorare come uomini liberi!

PRIMO PRIGIONIERO: Uniamo con forza le braccia: cuociamo il pane!

IL POPOLO: Noi! Compagni! Libertà, vita!

(Il secondo prigioniero, le tre rivoluzionarie e il popolo escono.)

QUATTORDICESIMA SCENA

Gli stessi senza il secondo prigioniero, le tre rivoluzionarie e il popolo.

IL GIOVANE: Cuocete il pane? Siete felici? Generate figli, mettete su famiglia? Morirono per questo i fratelli? - Volete fecondare la terra con i semi del vostro lavoro. - Avete bisogno di essere disturbati! Uscite dalla quiete della vostra vita prima ancora che inizi! Abbasso la vostra grassa felicità! - Verso la libertà, verso l'eternità!

L'UFFICIALE: Dove nell'eternità?

IL GIOVANE: Verso la nuova opera.

IL POPOLO (invisibile, voci): Pane! Pane!

PRIMO PRIGIONIERO: Cuocere con piacere una sola pagnotta di pane - per noi uomini l'opera consiste in questo!

IL GIOVANE: Oh, fratello, con ogni pezzo di ferro che estraete dalla terra, con ogni brandello di cuoio tagliato da compagni coscienti del proprio lavoro, vi assicurate un po' del vostro regno futuro. Ma sempre con nuovo dolore. Ci saranno sempre inseguitori in tutto il mondo a darvi la caccia per non farvi dimenticare di osare ancora il salto verso il regno del domani, per l'eternità!

L'UFFICIALE: Rinascita dell'uomo!

IL GIOVANE: Di più! Tutto. Il massimo! Rinnovamento! Rinnovamento della terra! Rinnovamento di tutto il mondo!

PRIMO PRIGIONIERO: Noi lavoratori del mondo - il lavoro ha inizio! (Esce.)

QUINDICESIMA SCENA

Gli stessi senza il primo prigioniero.

LA DONNA: Questo mondo è finito. Assassinato il mio sangue. Morta la mia via! - E non ho aiutato. Ero presente! - Continuo a vivere! - Gli arti del mio corpo seccano fiaccamente. - Le case sono sprofondate. Ecco il bosco; bosco fitto tutto intorno. I miei capelli si agitano tra i tronchi affinché sappia: qui finisce la mia vita. - Vi lascio.

L'UFFICIALE: Sono con te.

LA DONNA: Oh, non illuderti. Ciò che vedi in me sta per finire. Ho attraversato tutti i gradini della vita più buia, ora dimenticherò cosa sapevo e sprofonderò nella seconda vita. Siete più in alto di me. Dimenticatemi. Vi ho abbandonato.

L'UFFICIALE: Non sono superiore a te. Ho gettato via la mia violenza. Ormai sono solo un uomo semplice. Vivo con te.

LA DONNA: Sono diventata una lupa. Lasciami sola. La lupa morde.

L'UFFICIALE: Rimango solo con te. Con te scavo la terra. Con te lavoro con le mani senza sapere più niente delle correnti del passato. Sulla dura terra lavoriamo di stagione in stagione. Sullo spazio angusto, lontano dalle ore importanti. Siamo diventati piccoli e umili. Oblio del regno del domani nato dal nostro lavoro.

LA DONNA: Un uomo semplice. Il grande inferno è passato. Tutti vedono la stella. Vieni con me, tu creatura dell'oblio!

IL GIOVANE (rivolto all'ufficiale): Vuoi fare il contadino. Startene seduto in silenzio. Meditare sul passato; fermare il mondo! Ostacolare! - E dunque - siamo i nemici?

L'UFFICIALE: No nemici! - Domani vivranno altri al posto mio. Io sono un uomo umile. Voglio essere dimenticato nel mio lavoro per voi.

(La donna e l'ufficiale escono.)

SEDICESIMA SCENA - SECHZEHNTE SZENE

Il giovane e Anna. - Der Junge Mensch und Anna.

ANNA: Ah - non dimenticare mai! Non dimenticare mai, furia di macerie e assassinio! - Nuova umanità, sollevi il tuo volto del domani dalle tenebre. Voi sapete: esiliati e generati a nuova vita nel sangue. - La vostra forza mi spinge avanti. Vado.

IL GIOVANE: Con noi!

ANNA: Un'era è finita.

IL GIOVANE: Sono all'inizio. Nasco in quest'ora.

Der junge Mensch: Ich bin am Anfang. In dieser Stunde bin ich geboren.

ANNA: Il mondo ti circonda. Ma dov'è la mia vita?

Anna: Du hast die Welt um dich. Aber wo bleibt mein Leben?

IL GIOVANE: Vieni, oggi la tua vita inizia da capo. Siamo compagni. E anche se non sentissi mai più il tuo braccio intorno al collo, dobbiamo proseguire! La nostra via passa ancora per molti paesi.

Der junge Mensch: Komm, dein Leben beginnt heute neu. Wir sind Kameraden. Und spür ich auch nie mehr deinen Arm um meinen Hals, wir müssen weiter! Unser Weg geht noch durch viele Länder.

(Fine)